Racconto di Mario Soldati
Un uomo senza lavoro
Pena e imbarazzo caratterizzano il rapido incontro umano che Mario Soldati ci racconta in questo aneddoto autobiografico.
Da un lato, una comitiva di persone serene e agiate, dall'altro, l'uomo che campa rendendo piccoli servigi, o meglio che ha trasformato, di necessità, l'ossequio in un mestiere.
Perché lo scrittore, prova ancora, a ripensarci, pietà e vergogna? Per l'equivoco che lo indusse ad un momento di arroganza, o per un più profondo e complesso sentimento di disagio?
Fermiamo in piazza Santa Maria in Trastevere. La fontana, nel mezzo, gronda altra acqua. Sono quattro grossi, violenti getti lucidi, e il loro
fragore si confonde con quello della pioggia. Scendiamo dalla macchina.
Mia moglie e Guy a destra. Mia cugina Marielle e io a sinistra. Sono l'ultimo perché mi attardo a cercare l'ombrello tra i sedili, e non riesco a trovarlo. Alzando lo sguardo, vedo un uomo magro, curvo, stracciato,
che sta già riparando mia cugina...
Sempre e inutilmente, sono geloso dei miei ombrelli: li smarrisco l'uno dopo l'altro, tre o quattro all'anno; cosa che mi irrita e mi preoccupa
oltre ragione. Per questo, forse, vedendo quel poveraccio, ho l'impressione, per un attimo, che egli stia riparando Marielle col mio ombrello.
E mi lancio su di lui, a strapparglielo di mano, con un movimento istintivo ed esagerato di possesso.
Ma l'uomo, per un attimo, mi resiste. Il suo volto è secco, scavato, devastato da malattie e dall'età; la sua bocca senza denti; le sue pupille, che mi fissano, appannate. E subito egli cede. Mi porge l'ombrello che ricopre Marielle e, quasi tremando di paura e di ossequio:
«Lo tenga pure lei» mi dice «signorino, lo tenga pure lei... ».
Capisco allora di avere sbagliato. Vedo, infatti, Guy e mia moglie che sotto un altro ontbrello, il mio, attraversano la piazza verso il ristorante illuminato. Chiedo scusa al poveruomo. Tuttavia, sarebbe troppo compIicato spiegargli il perché del mio errore e della mia arroganza.
Do il braccio a Marielle. Ed egli ci segue premuroso riparandoci dalla pioggia.
Ma il suo sguardo atterrito, in quell'attimo, la sua pronta e totale gentilezza, come dimenticarli? Ancora mi feriscono, di pietà e di vergogna.
