Poesia di Alexander Galbur
Al Muro di Berlino
Senza pietà verso il mio corpo,
Non ho tempo da pensare e ricordare
Quello che ho fatto e dovevo fare
Quando non si è certi di giurare.
Non ho lottato per me stesso
Ora combatto senza senso
Nella libertà proibita credo
E morire ferito… non voglio
come un qualsiasi bandito tradito.
Guardo il cielo ingiallito
Accanto a me un compagno ferito
Vorrei aiutarlo ma non posso
Vorrei piangere ma non ci riesco
Tra poco, tra poco cadrò in parte a lui
E resterà di me solo un altro osso. A marcire.
La mia mano sul grilletto trema, il mio cuore batte forte
Come quando qualcuno bussa alla porta,
Qualcuno mi ucciderà lo sento negli occhi.
L'occhio fisso in lontananza tra fumo, fango e grida
Il sangue è ovunque, odore di morte, carne e corvi.
Non mi sarei mai aspettato di ammazzare nella vita
Per così poco sparare e morire.
In Dio, ci credo ancora per poco
Finché vedo quel che Dio,
Qui con me non vede.
Un altro respiro non sono ancora morto
Vorrei prendere tutta questa luce,
Portarmela via come se fosse la morte.
Tra poco chiuderò,
Senza batter ciglio, gli occhi.
Vorrei, cascate e rimorsi
Il vento di spiaggia che mi solleva e mi porta
Sento quel vento che mi solleva in alto,
Non so dove è l'alba e l'orizzonte,
Non mi alzo, non grido, ho perso le forze.
Perché, perché mi domando la guerra?
