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Poesia di Evgenij Aleksandrovic Evtusenko
Monologo dell’uomo di dopodomani 

Non avevano un partito Adamo ed Eva,
l’arca fu ideata dall’apartitico Noè.
Tutti i partiti, con sorrisetto maligno,
l’inventò il diavolo — ha cattivo gusto.

E forse nel cuore della mela stessa,
qual verme era rinchiusa — verme e serpente in una 
la politica — professione di origine diabolica 
e gli uomini sono inverminiti poi.

La politica inventò la polizia,
la politica inventò i capi,
contò la persona viva con l’unità
e suddivise gli uomini in partiti.

Dov’è della vedova il partito, del mutilato, del pellegrino,
del bambino e della famiglia il partito dov’è?
Dov’è il confine tra Magadan e Majdanek,
e tra Oswiecim e Songmi?

Un giorno, un giorno, un giorno,
ai trisnipoti dei tempi odierni tutti i partiti
verranno a mente come remota cosa,
come selvaggia, stragrande Babilonia.

E un mondo ci sarà senza mutilati sul sagrato,
senza storpi morali al potere,
e un unico partito in esso:
il suo semplice nome — uomo.

Scritta nel 1972 - Pubblicata nel 1991

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