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Poesia di Evgenij Aleksandrovic Evtusenko
Formica afgana

Giace un ragazzo russo sulla terra afgana.
Lungo un suo zigomo avanza formica-musulmana.
Da giorni il morto non si rade. Farsi strada è fatica…
A lui con esile voce sussurra la formica:
«Tu non sai dove esattamente per le ferite sei spirato.
Questo solo sai – da qualche parte è stato, presso l’Iran.
Perché mai comparisti con l’arma contro di noi,
tu che qui per la prima volta sentisti la parola «islam»?
Alla nostra patria – di per sé scalza e indigente,
tu che cosa darai – la fila per un niente?
Venti milioni di morti non vi bastano ancora,
per volercene aggiungere ora?».

Giace un ragazzo russo sulla terra afgana.
Lungo un suo zigomo avanza formica-musulmana,
e vuole le ortodosse consimili pregare,
ché il ragazzo sollevino, riescano a rianimare.
Ma nella patria a nord, di vedove e orfani,
sono rimaste in poche tali formiche.

Scritta nel 1983 - Pubblicata nel 1990

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