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I quattro «grandi Scapigliati» 


l quattro poeti che per convenzione sono considerati i grandi Scapigliati (Emilio Praga, Iginio Ugo Tarchetti, Arrigo Boito e Giovanni Camerana), e sono, di solito, accomunati in una stessa poetica.. pur essendo per molte ragioni dissimili.. hanno però una somigllaza più profonda e meno evidenti. Le medesime radicl,morall..e sociali, i temi, gli ideali fondamentali cariche psicologiche, prendono l'aspetto di una violenta gestazione di personali linguaggi poetici, che si pongono in maniera nuova nel complicato cammino del!a poesia italiana dopo il 1860.  Linguaggi diversi.. ma che si possono avvicinare l'uno all'altro, non soio in una troppo generica definizione decadentistica, bensì in un'origine «minore» del!a poesia modena. Tra il 1860 e il  1870 Circa, si verifIca una crIsI profonda nella poesia, i cui sintomi più grossolani hanno spiegato da tempo l'originalità della Scapigliatura, una crisi a cui prestano proprio in quegli anni la loro volontà di rinnovamento sia il Praga che il Boito, sia il Tarchettl che il Camerana (insieme ad altri «minori», il Pinchetti, lo Zendrini; il Mileli, ecc.); e l 'importanza di questi poeti consiste proprio nell'aver saputo interpretare in se stessi le ragioni di quella crisi, e nell'aver indirizzato il loro malessere di ribelli verso nuove forme e verso la ricerca di una realtà psicologica più segreta.
Lo sperimentalismo di Tavolozza e di Penombre del Praga, del Libro dei versi del Boito e delle poesie giovanili de! Camerana, insieme alle indagini sentimentali
dei Canti del cuore del Tarchetti, sono facilmente in accordo con una volontà anticonformistica, con una  violenza espressiva e con un impegno più severo nella 
formazione di una nuova cu!tura, di un nuovo costume e dj una diversa mentalità a partire da quell'ambiente milanese di riviste d'avanguardia e di  influenze europe
 al quale contribuiscono anche altri rIbelli o «bohemfens», o «perduti», o «refrattari» (= anarchici), che il dir si voglia. Tuttavia, si rimarrebbe a tentativi e a gesti sterili, se non si potesse scoprire nel gusto della necrofilia e della prenatalità, dei contrasti delusi e dello scandalo, della bestemmia e deila protesta, una più sincera
 e forse inconscia, ragione poetica. In tal senso, infatti, questi poeti non deludono: non delude il Praga dei paesaggi di Fiabe e leggende, non delude il Boito
di Re Orso, non delude il Tarchetti di Disjecta, né il Camerana dei Bozzetti. Anche se il loro cammino in questa direzione non è contemporaneo né confrontabile,
tuttavia il punto centrale deila toro esperienza è certamente un punto centrale deila storia poetica «minore» dell'Ottocento. Cioè, a fiainco di altre eperienze, meno 
feconde, dI poesia politica o di poesia «realista», e a fianco e anche prima delle differenti esperienze carducciana edannunziana (e già in antitesi a queste), e certo separatamente dalle scoperte di un Graf e di un Pascoli, e di altri ancora, questa via quasi provinciale (se pur non eccentrica) verso una poesia di simboli, di sensazioni; di misteri e di deformazioni, conduce a forme interessantissime e nuove, che contribuiscono a delineare un panorama più completo della poesia del secondo ottocento italiano, e confluiscono, forse con più diritto delle altre, alla nascita della poesia del Novecento, soprattutto nei suoi sbocchi crepuscolari e orfici.

Emilio Praga e Arrigo Boito
Emilio Praga (milanese, 1839-1875) e Arrigo Boito (padovano, 1842-1918) sono gli esponenti più rappresentativi della Scapigliatura letteraria.
Boito, più complesso e combattuto dalle ambiguità e dalle contraddizioni del suo momento culturale, fu famoso proprio per il «dualismo boitiano sospeso tra «luce ed ombra, angelica farfalla o vero me immondo,... caduto chérubo dannato a errar sul mondo o demone che sale...», come scrive nel Libro dei versi. Fu, però, anche più lucido nell'analisi di se stesso e del suo pessimismo, spietatamente cantato nella lunga favola del Re Orso.
Praga, meno contorto ma più sinceramente disperato e restio a integrarsi nella società e nella cui cultura del suo tempo, diede molte prove di bella poesia: dalla raccolta Tavolozze a Penombre, Fiabe e leggende, Trasparenze.

 Iginio Ugo Tarchetti
In Tarchetti (1839-1869), disordrnato e appassionato, un senso della vita spettrale e malinconico, alla Poe - come in Fosca (storia di una donna deforme che riesce ad attirare l'amore di un giovane ufficiale) -si alternava a una sorta di infantilismo fantasioso e manierato, di cui diede numerosi esempi nei Canti del cuore: «Tutto il meraviglioso dei sogni consiste in quella ignoranza della verità e in quell'importanza di criterio che ha luogo per ciascuno in quello stato; lo stesso può dirsi di quel dolce
sognare dei fanciulli, ad occhi aperti, e di quell'eterno vaneggiare e fantasticare che molti uomini semplici e immaginosi fanno anche in età più avanzata... Da ciò par poter dedurre che se la verità e il senso pratico della vita rendono più leciti e più nobili i nostri piaceri, ne rendono però il numero più ristretto, e la varietà e le circostanze più castigate, e talora li inaridiscono per modo che non possiamo trarne altro conforto che quello di poter dire: Sono veri.».

Carlo Dossi
Carlo Dossi (1849-1910) è un romanziere più raffinato e profondo degli altri Scapigliati, attento al linguaggio oltreché al contenuto, attento, cioè, «al pensiero e alla parola» insieme. Pertanto, egli raggiunge frutti di sperimentazione letteraria molto più avanzati di quelli raggiunti dai compagni. Nei primi romanzi autobiografici, Vita di Alberto Pisani, Gocce d'inchiostro, o in Note Azzurre e Desinenza in A, la sua cura principale è rivolta al linguaggio, cui offre nuovi significati, prendendo in prestito suggestioni
ed evocazioni dalle altre arti, pittura e musica, da altre lingue, il francese per esempio, da altre epoche, usando molti arcaismi.

Giovanni Camerana
L'influenza baudelairiana agì invece soprattutto su Giovanni Camerana (torinese, 1845-1905), le cui Poesie e il romanzo incompiuto Memorie del presbiterio furono pubblicati postumi.
Nella sua poesia si alternano paesaggi, figuref emminili, particolari minuti della natura, l'elegia e la crudezza.
Tali aspetti trovano tutti un'espressione più equilibrata e ironica nel romanzo.

Il profondo influsso della poesia decadente
Il Binni riconosce al Camerana una priorità, nei confronti degli altri scapigliati, quanto a consapevolezza tecnica dei modi della poesia baudelairiana. In effetti è in lui più profondo l'influsso decadente, più appassionata la sua assimilazione e filtrata attraverso un gusto amaro, attraverso una tristezza che la pinge e la penetra di sé. Vivissimo è in lui l'amore per la natura nordica; lo affascina l'Olanda avvolta nelle brume che vengono dal mare. E gli piace, col paesaggio naturale, paesaggio letterario., gli piacciono 1e esaltazioni torbide, interiormente rivissute e riplasmate.. Il mondo di Baudelaire, di Verlaine, di Mallarmé è per lui un mondo d'evasione; diventa sogno, tanto più febbrile e allucinante quanto più mortificato e chiuso entro l'esterna disciplina della vita.

I rapporti con Poe, Baudelaire e Wagner 
Attraverso Poe, Baudelaire e Wagner passa tutto quanto ha parentela diretta o indiretta col decadentismo. Il principio rovaniano dell'affinità delle arti fu svolto dagli Scapigliatiin senso baudelairiano: «I colori, gli odori, le forme hanno occulti e stretti rapporti con la musica -scrive Carlo Dossi  - e verrà tempo in cui si canteranno e suoneranno dal vero un mazzo di fiori, un vassoio di dolci, una statua, un edificio, come oggi un foglio di romanza, uno spartito di melodramma aperto su un leggio». 
ln Camerana [tale principio fu sentito in modo] più sottile e più intimamente musicale, con riguardo alla tecnica, più che al contenuto. Gli influssi wagneriani, poi,
meriterebbero un lungo discorso, soprattutto in rapporto a Boiito e con riguardo alla suggestione che questi esercitò su Emilio Praga.
Ma anche quell'influsso ha un limite nel temperamento stesso di Boito. «Il suo apparente wagnerismo si risolve in realtà in ricerche musicali prettamente romantiche, con una sorta di ironia grottesca che stroncherebbe qualsiasi vera unità mistica» scrive il Binni, volgendo a interpretazione-in tutto negativa un'osservazione del Nardi , che aveva rilevato come la musica di Boito porti insinuazioni burlesche nei propri aspetti seri, come il suo sviluppo sia una specie di tragedia che diventa commedia se considerata sulla faccia opposta.


La Scapigliatura, anticipatrice del Verismo
La presentazione della Scapigliatura con le parole di Sapegno: «In modi diversi, e con vario risultato poetico, i quadretti di vita fanciullesca del Dossi, le nervose donnine di Camillo Boito, i piccoli borghesi campagnoli, i preti, i contadini del Praga, del Cantoni, del Faldella mostrano al vivo, in queste prose meglio che nei versi, le tendenze realistiche della 'Scapigliatura', e quel suo gusto, che è nuovo, di una realtà non vista in grande, nei suoi aspetti epici o drammatici, sì nelle piccole cose, nella vita di tutti i giorni, in un ambiente umile e un po' opaco, ma sempre rinnovato e ravvivato da una facoltà di contemplazione particolarmente alacre e spregiudicata.
Di qui prenderanno le mosse i narratori realisti e veristi, lasciando cadere, almeno in un primo tempo, gli elementi più strettamente romantici, fantasiosi
umoristici sentimentali satirici riflessivi, che negli 'Scapigliati' stanno ad attestare la complessità almeno intenzionale della loro arte, e torneranno ad aver fortuna più tardi in un ambiente letterario diverso».