Festa degli alberi 21 novembre
Come si propagano le piante
Le piante si propagano in due modi:
l° per seme (via sessuale)
2° per parti vegetative (via agamica)
Per seme -
La cellula femminile, che è nell'ovulo, venendo fecondata dalla cellula maschile costituita dal polline, dà luogo ad un nuovo individuo o seme, che è il mezzo offerto dalla natura per la riproduzione dellepiante. Si ha la disseminazione quando le piante si propagano naturalmente e spontaneamente per seme; si ha la semina quando è l'uomo che produce l'atto per propagare la pianta; si ha la naturalizzazione quando l'uomo lascia fare alla natura.
Le piante annuali e biennali sono di solito seminate. Il seme viene raccolto in tempo asciutto, quando si trova a giusta maturazione, indicata da diversi fattori: colorazione del frutto, sua apertura, suo staccarsi dalla pianta. Se i frutti sono secchi è bene iniziarne la raccolta un po' prima della maturazione completa per evitare sprechi, avendo cura di coglierli con lo stelo e appenderli al coperto. I semi, liberati dal loro involucro, saranno poi lavati ed asciugati perfettamente, all'ombra, in quanto l'umidità pregiudica il ciclo evolutivo della pianta. Una volta essiccati saranno riposti in bustine o in barattoli, contrassegnati con cartellini portanti i nomi corrìspondenti e saranno sistemati in luogo immune da parassiti. Chi non si rivolge ad un negozio per l'acquisto di semi, ma conserva i semi che egli stesso ha staccato da una pianta deve inoltre sapere la durata della facoltà
germinativa del seme, che è varia.
Le condizioni migliori per i germogli, in linea di massima, nelle zone temperate si presentano in primavera e in autunno. I semi per germogliare debbono poter usufruire dei seguenti indispensabili fattori: acqua, calore, ossigeno, in quantità diversa, sempre relativa alla specie. !
L'acqua, facendo rigonfiare i semi e rammollendone il rivestimento, mette in azione le sostanze di riserva che, grazie al calore e all'ossigeno, nutrono l'embrione: questo sviluppandosi esce dal
tegumento spaccato. La radichetta, per il fenomeno del geotropismo (proprietà che hanno le piante di orientarsi secondo la forza di gravità terrestre) affonda nel terreno.
A questo proposito sarà utile ricordare l'esperienza di Knigt che mise una pianta con la radice in alto e il fusto in basso ed osservò che la prima tendeva invece al basso e il secondo verso l'alto. Esiste quindi un geotropismo positivo da parte della,radice e uno negativo del fusto
Il germoglio, per il fenomeno dell'eliotropismo (proprietà degli organi di certe piante di in flettersi sotto l'azione delle radiazioni solari) si dirige dove è più viva la luce (eliotropismo positivo) oppure dove la luce è minore (eliotropismo negativo).
Lo troviamo positivo nelle infiorescenze del girasole, dei ranuncoli,. ecc., negativo nelle radici di edera, di begonia, nei viticci e nel fusto delle piante rampicanti.
Ci sono semine che esigono attentissime cure e che perciò vengono praticate in cassette o vasi: si tratta di sementi molto fini e di varietà pregiate ma che non fanno al nostro caso. Si pratica anche la semina in semenzai, da cui le piantine passano poi, nel momento più adatto, alla loro dimora defini.tiva. Ma a noi interessano le semine effettuate nel luogo stesso dove intendiamo che le piante compiano il loro intero ciclo. In questo caso (semina a dimora) si distribuisce il seme a spaglio, a postarella, o a buchette, a file, secondo la specie e il sistema di cultura. È meglio abbondare nella seminagjone, ma non eccedere. Oggi sembra molto pratico e conveniente seminare in vasetti di cartone o di plastica e trapiantare poi le piantine con il pane di terra, cioè con le radici intatte. Quelle in cartone si trapiantano addirittura con l'involucro che si disfarrà nel terreno. È di poco
l'uso di blocchetti di torba compressa (ne invia anche il T.C.I. agli associati al turismo scolastico) che presenta nel mezzo uno spazio occupato dal terriccio per la semina.
Quando le piantine, sviluppatesi, hanno raggiunto con le loro radici la torba, si può trapiantare il blocco completo. Ciò permette di realizzare subito belle aiuole quasi improvvisamente fiorite.
PER PARTI VEGETATIVE.
È la riproduzione che si compie, da un solo individuo asessualmente; la pianta ottenuta è la continuazione diretta della pianta madre della quale mantiene tutte le caratteristiche.
La riproduzione agamica presenta molte applicazioni pratiche (talee, margotta, innesti, propaguli...).
Propagazione per talea Costituisce il modo migliore per la propagazione della vite, del pioppo, della begonia e di numerose altre piante. Ci sono talee ricavate da foglie, da rami o da fusti,
anche sotterranei, per esempio da parti di rizoma. Secondo la consistenza, le talee si distinguono in legnose, se costituite da rami o da fusti; erbacee, se da foglie o da getti erbacei. Di regola
si ottengono le talee praticando un taglio netto subito sotto il nodo della prima gemma nella parte inferiore ed un taglio leggermente obliquo sopra l'ultima gemma all'estremità superiore.
Alla riproduzione per mezzo di talee si ricorre Ugalmj per la propagazione dei pioppi e dei salici.
In primavera ai piedi degli alti pioppi del viale poco distante dall'edificio scolastico i cantonieri avevano ammucchiato molte talee, dopo averne chiesto il permesso al sindaco, ne prelevarono un congruo numero e le piantarono ad una distanza di circa 20 cm. l'una dall'altra in un'area libera vicino alla scuola. Le talee hanno messo radici e foglie e gli alunni si sono preoccupati (ognuno si è curato di una) di tenere particolarmente pulito dalle erbacce il terreno vicino alla piccola e delicata barbatella. Nella prossima primavera le barbatelle compiranno un anno di vita, saranno cioè pioppelle e dovranno essere trapiantate ad una distanza maggiore le une dalle altre per svilupparsi ulteriormente. Disponiamo cioè di un vivaio da cui, fra due anni, potremo togliere le pioppelle per
trapiantarle in altro luogo per costituire un ombroso pioppeto.
Per margotta - A differenza della talea che utilizza parti staccate di piante, la propagazione per margotta utilizza rami ancora attaccati alla pianta. Per effettuare una margotta si sceglie un
ramo di un anno, o anche di pochi mesi, purchè presenti una sufficiente consistenza legnosa.
Dopo aver praticato verso la metà del ramo un taglio a linguetta. che intacchi la sola corteccia. vi si introduca un pezzetto di canna affinchè i lembi non si ricongiungano; oppure si tolga un anello di corteccia o, ancor più semplicemente. si leghi il ramo con un filo zincato affinchè si formi un ingorgo di linfa (si ricordi che lo scambio nutritivo fra radici e foglie avviene nel seguente modo: le sostanze assorbite dalle radici salgono, attraverso i vasi, all'interno del fusto; le sostanze elaborate dalle foglie scendono, attraverso i vasi, all'esterno del fusto).
Attuato uno qualsiasi dei mezzi sopraindicati si ponga attorno al ramo un cartoccio di plastica contenente un terriccio di media compattezza, avendo cura di mettere, sotto e sopra, una
manciata di muschio per assicurare una sufficiente umidità. Di tanto in tanto si apra la parte superiore del cartoccio per aggiungere acqua, in quanto è indispensabile che il terriccio sia sempre umido. Dopo alcuni mesi, quando le radici si saranno sviluppate sufficientemente, si distacchi il ramo, lo si collochi in vaso con terriccio e lo si ponga al riparo dall'eccessivo caldo o
dall'eccessivo freddo; gli si pratichino inoltre tutte le cure necessarie per favorire lo sviluppo dell'apparato radicale. Quando la nuova pianta ha raggiunto una considerevole autonomia può
essere trapiantata nel terreno con tutto il pane di terra.
Per propagine. Un modo usuale per propagare le viti è il seguente: si abbassa un ramo fino a sotterrarne un tratto e si rivolta in alto l'estremità del ramo stesso. La parte sotterrata
sviluppa radici ed allora si può tagliarla dalla pianta madre ed averne una propagine.
Per innesti. In agricoltura innestare (dal latino innèctere) significa introdurre la parte viva di una pianta in un'altra, perchè vi alligni e ne modifichi i prodotti (o nel senso della propagazione o nel senso del miglioramento). Il ramoscello di una varietà, con una o più gemme, o la gemma sola (oggetto) viene applicata sopra il tronco di un'altra varietà (soggetto) per svilupparvisi.
Per la buona riuscita dell'innesto occorre che soggetto ed oggetto presentino una certa affinità.
Quando si può eseguire l'innesto?
A primavera o in estate (per ogni pianta è previsto un preciso periodo); comunque le gemme dell'oggetto debbono essere, completamente chiuse. I tagli siano netti ed aderenti affinchè
le zone cambiali delle due parti possano combaciare esattamente.
Diversi sono i modi per innestare (ogni pianta ha un suo tipo preferenziale di innesto); cerchiamo di conoscerne i principali per renderci conto di certe operazioni che vediamo o abbiamo visto eseguire da contadini e da giardinieri.
Innesto a spacco. E' detto anche a marza dal nome del mese in cui solitamente si pratica. Si taglia un fusto del ramo del soggetto, e si fende il troncone. Al margine della fessura si introduce il ramoscello dell'oggetto, il cosiddetto marza, preventivamente tagliato a cuneo e si dispone in modo che pelle, libro e legno della marza coincidano con pelle libro e legno del soggetto.
Se il troncone è grosso si possono mettere due o quattro marze, facendo due fessure in croce.
Si lega un po' strettamente l'estremità libera del soggetto e si spalmano le superfici tagliate, con
mastice apposito.
Innesto a corona. Sulle piante in cui riesce facile distaccare la scorza, dopo aver tagliato il soggetto, come per l'innesto a marza, si distacca la scorza e s'introducono tutt'intorno al moncone le marze tagliate a becco di clarinetto, in modo che il legno delle marze stesse tocchi il legno del soggetto. Si lega poi, come sopra.
Innesto all'inglese. Per questo tipo di innesto è indispensabile che soggetto ed oggetto presentino un diametro quasi uguale.
Servendosi di un coltello ben affilato si taglino tanto il soggetto quanto l'oggetto a becco di clarinetto; in prossimità di un nodo, e sulla superficie del taglio si pratichi una piccola fenditura secon do la lunghezza del ramo, in modo però che la fenditura del soggetto corrisponda a quella dell'oggetto. Si introduca poi la linguetta data dalla fenditura dell'oggetto nella fenditura del soggetto e la linguetta del soggetto in quella dell'oggetto; si spinga fino a quando le due superfici del taglio non si siano ricoperte perfettamente. Poi si leghi. Tale tipo di innesto è chiamato anche innesto a tavolino perchè molti agricoltori lo eseguono in casa, nel periodo invernale, sulle barbatelle delle viti.
Innesto ad occhio. E' quello migliore, in quanto offre il vantaggio di non tagliare il soggetto se non quando si sia sicuri del successo dell'innesto. L'oggetto è rappresentato, molto semplicemente, da una gemma munita di un piccolo strato di scorza. In un punto ben liscio del soggetto, con un coltellino affilato, si incida la scorza praticando due tagli disposti a T.
Si distacchino i due lembi della scorza del legno e vi si introduca la gemma dell'oggetto, in modo da situarla nell'angolo formato dai due tagli.
Si rivoltino i lembi ripiegati della scorza e si leghi.
Quali i vantaggi e gli scopi degli innesti?
La gemma, dando origine ad un'altra pianta perfettamente uguale, permette la diffusione di una particolare varietà vegetale.
Spesso l'innesto rende possibile la coltivazione di una varietà in un alilbiente che non sarebbe naturale per la pianta.
L'innesto consente il rinvigorimento di una varietà, il miglioramento della produzione fiorifera e fruttifera ed infine conferisce ad alcune piante una maggiore resistenza ai parassiti.
Fra gli scopi dell'innesto vi è anche quello di una rapida riproduzione di una pianta particolarmente selezionata. Se infatti si innestano su di una pianta matura le gemme di una giovane
pianticella si potranno ottenere i frutti di quest'ultima con un forte anticipo rispetto alla sua normale crescita. Ed ancora, quando il selezionato re abbia ottenuto una specie produttiva di particolare interesse può diffonderla in brevissimo tempo innestando, molto semplicemente, le gemme della pianta capostipite su tanti alberi quanti vuole.
La pratica agricola suggerisce di scegliere con particolare cura la pianta « portainnesto » più adatta. Spesso si sceglie come portainnesto, per le varietà ottenute dalla selezione, la pianta selvatica della medesima specie; altre volte invece una pianta di specie affine; ciò allo scopo di favorire nel migliore dei modi il risultato finale dell'innesto, cioè la produzione di frutti. Il ciliegio, ad esempio, viene innestato sul visciolo, sul franco e sul canino.
Interessante sapere che si possono innestare su 4 rami diversi dello stesso portainnesto quattro diverse specie di frutta: sul cotogno, ad esempio, si possono innestare il nespolo nostrano, il nespolo del Giappone, il pero e .il cotogno.
(L'esperimento del fisico inglese Knigt fu ripetuto e modificato in Francia dal naturalista Dutrochet.)
