Poesia di Stephane Mallarmè
Il vergine, il vivace e il bell'oggi
Il vergine, il vivace e il bell'oggi d'un colpo
d'ala ebbra quest'obliato, duro
lago ci squarcerà, sotto il gelo affollato
dal diafano ghiacciaio dei non fuggiti voli!
Un cigno d'altri tempi si ricorda di sé
che si libra magnifico ma senza speranza
per non avere cantato l'aerea stanza ove vivere.
quando splende la noia dello sterile inverno
Scuoterà tutto il suo collo quella bianca agonia
dallo spazio all'uccello che lo rinnega inflitta,
non l'orrore del suolo che imprigiona le piume.
Fantasma che a questo luogo dona il suo puro lume
s'immobilizza al gelido sogno di disprezzo
di cui si veste in mezzo all'esilio inutile il Cigno.
d'ala ebbra quest'obliato, duro
lago ci squarcerà, sotto il gelo affollato
dal diafano ghiacciaio dei non fuggiti voli!
Un cigno d'altri tempi si ricorda di sé
che si libra magnifico ma senza speranza
per non avere cantato l'aerea stanza ove vivere.
quando splende la noia dello sterile inverno
Scuoterà tutto il suo collo quella bianca agonia
dallo spazio all'uccello che lo rinnega inflitta,
non l'orrore del suolo che imprigiona le piume.
Fantasma che a questo luogo dona il suo puro lume
s'immobilizza al gelido sogno di disprezzo
di cui si veste in mezzo all'esilio inutile il Cigno.
La poesia diventa, allora, l'unico mezzo per evadere dalle miserie e dalle bassezze quotidiane e raggiungere l'assoluto, l'inesprimibile.
Di Mallarmé famosa la poesia del 1885 conosciuta come il «sonetto del cigno».
Essa rappresenta un cigno che è rimasto intrappolato in un lago ghiacciato: l'animale ricorda i suoi magnifici voli, ma ha perso ogni speranza per il presente: ogni sforzo è inutile, e rimane solo il disprezzo di sé, per la sua sconfitta che lo ha legato al suolo.
Simbolicamente dietro il cigno si nasconde il poeta, che non riesce a liberarsi dalle catene del mondo, e a slanciarsi verso il suo sogno di purezza, ed è così condannato a non riuscire più a esprimersi.
Dal punto di vista espressivo la poesia presenta un linguaggio allegorico e metaforico, che nella traduzione perde in buona parte la propria sonorità.
Di Mallarmé famosa la poesia del 1885 conosciuta come il «sonetto del cigno».
Essa rappresenta un cigno che è rimasto intrappolato in un lago ghiacciato: l'animale ricorda i suoi magnifici voli, ma ha perso ogni speranza per il presente: ogni sforzo è inutile, e rimane solo il disprezzo di sé, per la sua sconfitta che lo ha legato al suolo.
Simbolicamente dietro il cigno si nasconde il poeta, che non riesce a liberarsi dalle catene del mondo, e a slanciarsi verso il suo sogno di purezza, ed è così condannato a non riuscire più a esprimersi.
Dal punto di vista espressivo la poesia presenta un linguaggio allegorico e metaforico, che nella traduzione perde in buona parte la propria sonorità.
