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Palazzo Landolina
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 
Palazzo Landolina

Lungo i canali,
spenti erano i fanali,
solo un lume ad acetilene
con un pallido chiarore
reggeva l'immensa oscurità
che avvolgeva la piccola stazione.
All'improvviso anche la luna
si spense, calò il buio di una
nuvola cresciuta come scura
ferita del cielo.
Il tuo braccio, ramo piegato di carrubo,
sfiorava la mia spalla di bambino,
quando entrammo nell'androne
del severo palazzo Landolina.
Alla luce di un fiammifero,
un esercito di nere blatte corse
su scale dal regale passato.
Non bastarono dieci fiammiferi
perché infine si aprisse una porta amica.
Sfollati di guerra eravamo
e senza un tetto.
In petto la speranza di vita migliore
e la gioia di essere vivi!