
Poesia di Vincenzo Fiaschitello
La "sponsa" di gelsomino
Sulle strade, attorno al carcere,
crescemmo senza nemmeno accorgercene
al gioco del traguardo segnato sull'asfalto
col gesso bianco e giallo.
Dall'alto delle celle, dietro le sbarre,
i reclusi ci guardavano, assistendo
spesso alle nostre audaci risse.
Ci annientava d'estate l'odore intenso
del gelsomino e già i più grandi tra noi
pensavano di preparare, per il passeggio
della sera, la "sponsa" da offrire alle ragazze.
Era preziosa la "sponsa" perché ciascuno
legava, con un sottile filo attorno a una fetta
di canna a far da gambo, un pensiero
a un fiore e un fiore a un pensiero, così che
quel che si aveva infine era una sorta
di bouquet di bianche perle profumate.
L'offerta chiudeva l'essenziale di una lunga
e calda giornata di sole e si aspettava
la brezza notturna che dai colli scendeva
verso il mare non lontano, invaso
dalla lampare dei pescatori.
Quale dolce beatitudine regalava quella
bianca icona che inondava i cuori
di sogni e speranze!
