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fuga di lot
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

La fuga di Lot

Una briciola di fuoco, Signore,
ho sentito sulla mia carne!
- Cammina, non fermarti, non voltarti
indietro! -
C'è stato un tempo in cui queste mie gambe
sono state capaci di procedere controvento.
Andavo verso il peccato, il mio cuore
non esitava anche a odiare.
Ora tra le lacrime mi giunge l'eco
della mia fanciullezza, quando
ancora innocente giuravo di servirti
nel tempio, quando ripetevo ad alta voce
la preghiera del profeta.
Come bruciano queste scintille!
Sì, mi affretto, mi affretto, ma il sentiero
è ripido, Signore.
E tra quella promessa e la realtà, nel frattempo
indurita, sentii che la mia vita non scorreva,
era diventata un fiume di pietre.
Il mio divenne un nido sull'albero,
dove nulla c'era da covare,
un albero che pendeva verso l'abisso.
E Tu, Signore, l'hai sostenuto contro i venti
e la bufera. Aleggiò sulla mia anima
il Tuo fiato ristoratore a farmi comprendere
che il mistero eri Tu, sebbene altri
mi frastornassero le orecchie, dicendomi
che la vita è niente, che non c'è alcun mistero,
se non quello di pensare il mistero.
Così avrei dovuto annullare il mio pensare,
ma pensai di non farlo e, infine, Ti incontrai
di nuovo e per sempre. Mi venisti come voce
dai bordi della foresta, come sussurro di vento,
come carro tirato da bianchi cavalli,
come biondo miele, puro e dolce.
Rievocava e correva Lot con la moglie
e le figlie e altri pochi che lo seguivano.
Perché, Signore, bruci la città, perché, Signore,
fai crollare gli stessi Tuoi templi che per centinaia
di anni hanno cantato la Tua gloria?
-Tu, cosa dici? -
Io, non so, Signore. Forse vuoi punire la malvagità
degli uomini, forse sei stanco di perdonare?
Io non so, Signore, ma vedo che dai Tuoi occhi
scendono lacrime!
Concedimi di giungere al silenzio che chiude
l'orizzonte innanzi a me.

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