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Ferdinandea
Poesia di Vincenzo Fiaschitello 

Adolescenza 

Nei giardini, fuori della Porta
Ferdinandea, paradiso di datteri
acerbi, le lunghe sere d'estate
accanto ai busti marmorei
delle glorie di Noto, la nostra
adolescenza, passeggiando
tra gambe e seni di ragazze in fiore,
scoperchiava sogni e segreti tormentosi.
Ma anche chi ne parlava alla fine
non era neppure certo!
Eravamo come ragni che tessono
e ritessono la tela disfatta.
Pensieri allegri di piuma volavano
nell'aria ardente di quegli anni.
Poi vennero anni di piombo
e d'un tratto non riconoscemmo
più i nostri profili. Si pensava
che i giorni potessero fiorire per tutti
come i gelsomini sulle terrazze pensili.
Tu credevi a una ruota, alla ruota
della fortuna, quando invece era
la dura ruota del tempo che sapeva
infliggere il dolore. Si cercavano
incastri impossibili, ma nonostante
l'illusione, l'eterno se ne stava
nel suo cielo dorato.
Quel che ci restò non so. Impantanati,
incravattati e nudi, partimmo in cerca
di storia da consegnare alla memoria.
Sei ancora tra i vivi, fratello,
fino a quando hai voglia di guardarti
alle spalle. Se hai con te un qualsiasi
cestello, rammenta di empirlo
di albe e tramonti!