Poesia di Vincenzo Fiaschitello
Il miracolo più grande
Non è solo la malinconia, il temuto
dolore, il piacere, il pensiero stesso
dei sogni, a corrodere la sua carne.
Gli esseri che lo hanno amato, riamati,
insensibilmente si allontanano come
i sussurri uditi nelle notti di primavera
o i tormenti dei venti nel freddo degli inverni.
E il vecchio pensa:
-Sono qui seduto sulla panchina,
amaramente gusto la mia assenza
già cominciata. I sensi sono ancora
accesi, ma sono servi che girano
a vuoto la macina dell'anima.
Nella notte più oscura la mia anima
veglia, tende l'orecchio se per caso
oda scorrere una sorgente d'acqua viva.
La mia anima? Chi dice che vive in me?
Ma sia!
Ti ho mitridatizzata giorno dopo giorno.
Ora che mi resta da esplorare la sola notte,
penso di continuo al lungo sonno,
al sonno senza risveglio.
Tutta la vita ti ho cercato, dall'aurora
al tramonto: ti chiedevo il miracolo
per le cose banali d'ogni istante,
mentre la mia miopia mi chiudeva
gli occhi al miracolo più grande
d'essere vivo!
