Poesia di Umberto Saba
Il fanciullo e l'averla
S'innamorò un fanciullo d'un averla.
Vago del nuovo - interessate udiva
di lei, del cacciatore, meraviglie
quante promesse fece per averla!
L'ebbe; e all'istante l'oblio. La trista,
nella sua gabbia alla finestra appesa,
piangeva sola e in silenzio, del cielo
lontano irraggiugibile alla vista.
Si ricordò di lei solo quel giorno
che, per noia o malvagio animo, volle
stringerla in pugno. La quasi rapace
gli fece male e s'involò. Quel giorno,
per quel male l'amò senza ritorno
da Uccelli
