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Poesia di Ugo Foscolo
La Rosa Tarda

V


Le bionde Grazie schiusero
Al ghirlandato aprile
Le verdi porte, e màncavi
De' fiori il più gentile?

Con le sue mani ambrosie
L'innamorata Aurora
Dal Cielo umor freschissimo
Per lui non sparse ancora?

Tu, fior splendente e semplice
Come la mia vezzosa,
Tu fra le spine floride
Ancor non spunti, o rosa.

Mentre vedeati sorgere
Il gaio Anacreonte
Inni t'ergea cingendosi
Di te la calva fronte.

E in mezzo a danze e giubilo
L'altrui chiamava aita
Onde cantar tua morbida
Foglia agli Iddii gradita.

Tu sei trofeo di tenere
Grazie, sei giuoco, o rosa,
D'amor nei giorni floridi
A Citerea scherzosa.

E che fia mai d'amabile
Senza il bel fiore? Infine
Le Ninfe han braccia rosee,
L'Alba le dita e il crine.

Così cantava il vecchio
Teio poeta; Amore
Dettava i carmi, memore
Di te suo caro fiore.

E a noi sei caro: immagine
Tu delle guance sei
Di lei che tien l'imperio
Su tutti gli atti miei.

Di lei che bella e fulgida
In sua bellezza or viene,
Che con un sguardo sforzami
Baciar le mie catene.

Ma sorgi ormai, purpureo
Bel fiorellino, sorgi;
Tu alla mia dolce vergine
Gaia ghirlanda porgi.

Su le sue chiome d'auro
Tanto sarà più vaga
Quanto vicino al latteo
Seno che gli occhi impiaga.

Deh! sorgi, o fior! l'armonico
Plettro ch'amor risuona
Da tue fragranti foglie
Gentile avrà corona.

E a questo sen medesimo
Io ti porrò, bel fiore,
Come verace effigie
D'un innocente core.