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piazzanavona
Poesia di Salvatore Quasimodo 

Ritorni

Piazza Navona, a notte, sui sedili 
stavo supino in cerca della quiete, 
e gli occhi con rette e volute di spirali 
univano le stelle, 
le stesse che seguivo da bambino 
disteso sui ciotoli del Platani 
sillabando al buio le preghiere. 

Sotto il capo incrociavo le mie mani 
e ricordavo i ritorni: 
odore di frutta che secca sui graticci,
di violaciocca, di zenzero, di spigo; 
quando pensavo di leggerti, ma piano, 
(io e te, mamma, in un angolo in penombra) 
la parabola del prodigo, 
che mi seguiva sempre nei silenzi 
come un ritmo che s'apra ad ogni passo 
senza volerlo. 

Ma ai morti non è dato di tornare, 
e non c'è tempo nemmeno per la madre 
quando chiama la strada, 
e ripartivo, chiuso nella notte 
come uno che tema all'alba di restare . 

E la strada mi dava le canzoni, 
che sanno di grano che gonfia nelle spighe, 
del fiore che imbianca gli uliveti 
tra l'azzurro del lino e le giunchiglie ; 
risonanze nei vortici di polvere, 
cantilene d'uomini e cigolio di traini 
con le lanterne che oscillano sparute 
ed hanno appena il chiaro di una lucciola. 

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