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Poesia di Percy Bysshe Shelley
I pellegrini del mondo

O bella stella, dimmi, tu che l'ali
luminose trasportano ne' cieli
in corse folli, bella stella, in quali
caverne della notte ora ti celi?

A te la notte o il giorno, a te che scali
pallida e grigia luna, il silenzioso
azzurro per deserte strade, quali
I offrono abissi per il tuo riposo?

stanco vento che ti aggiri inquieto,
 viandante dell'aria dappertutto
scacciato, ancora hai tu qualche segreto
 rifugio sovra l'albero o sul flutto?

È una serie di interrogativi cantati in tre domande che restano senza risposta, in una lirica tenuissima ed
armoniosa.
« Che c'è» -sembra chiedersi il poeta « oltre la luce del giorno? Dove si cela la luna quando non è per noi visibile, quale sussurro di fronda, o ribollire d'acqua sulle onde smosse, celano il vento ovunque scacctato?»
La mente umana non può violare il mistero che regol le leggi divine della natura nell'universo infinito. Il moto del sole, della luna, e del vento sono soggetti a forze arcane ed incontrollabili; l'uomo mai potrebbe a suo piacere fermare un'alba nel suo chiarore, il disco della luna tra le tenebre della notte, o le onde del mare nel loro continuo movimento: infinitamente piccolo è il suo potere rapportato a forze tanto superiori a lui, e solo nella fede possono essere soddisfatti i mille dubbi che lo tormentano.

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