Le 5 più belle poesie di Natale
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C'è aria di festa: celebriamola con le più belle poesie di Natale

Finalmente è di nuovo qui, il periodo più bello dell'anno! Natale!

Con le sue luci, le sue decorazioni è innegabile che il Natale sia la festa più attesa dai bambini ma anche dagli adulti che ritrovano in questa ricorrenza il pretesto per riunirsi con i loro cari, mettendo da parte, seppur solo per qualche giorno, il frenetico tran tran della vita quotidiana.

Il Natale è anche fonte di ispirazione per tutta l'industria culturale: molti sono infatti i film a tema pronti nelle sale cinematografiche in questo periodo, ma anche  libri, fumetti, serie TV, cartoni animati. Più di tutti, però, è la poesia ad occupare un posto speciale in queste festività: tanti sono i i poeti, infatti, che, in ogni tempo e luogo, si sono lasciati ispirare dal Natale. Di fatto, la letteratura mondiale vanta una lunghissima lista di poesie di Natale.

Qui di seguito vi proponiamo  alcune delle più belle poesie di Natale d'autore, alcune forse non molto conosciute ma che custodiscono nei loro versi l'essenza più autentica e spirituale (a volte struggente) del Natale.

Poesie di natale da leggere e rileggere

I bambini sono certamente i veri protagonisti di questa festa e quindi, è ovvio che a loro sono dedicate la maggior parte delle poesie di Natale. Tanti sono gli autori che hanno scritto versi in onore della nascita di Gesù Bambino molti dei quali almeno una volta tutti abbiamo recitato alla fine del pranzo natalizio o nella recita di Natale della scuola.

Amor de caritate: Jacopone da Todi

La lauda numero 8, del poeta umbro ci dice che l'amore e la carità sono due attributi fondamentali di quel Dio che il 25 Dicembre si incarna e si rende uomo.

En Cristo è nata nova creatura,

spogliato l vecchio om, fatto novello;

ma tanto l'amor monta con ardura,

lo cor par che se fenda con coltello;

mente con senno tolle tal calura,

Cristo me trae tutto, tanto è bello!

Abbracciome con ello per amor sì claro:

"Amor, cui anto bramo, famme morir d'amore!

 

Per te, amor consumome languendo,

e vo stridendo per te abbracciare;

quando te parti, sì moio vivendo,

sospiro e piango per te retrovare;

e, retornando, el cor se va stendendo,

ch’en te se possa tutto trasformare;

donqua, più non tardare, amor, or me sovvene,

ligato sì me tene, consumame lo core!

 

Resguarda, dolce amor, la pena mia!

Tanto calore non posso patire:

l'amor m’ha preso, non so do' me sia,

che faccio o dico non posso sentire;

como stordito sì vo per la via,

spesso trangoscio per forte languire;

non so co sofferire possa tale tormento,

e però me sento, che m’ha secco lo core.

 

Cor m’e furato: non posso vedere

che deggia fare, o che spesso faccia;

e chi me vede, dice vol sapere

amor senza atto se a te, Cristo piaccia.

Se non te piace, che posso valere?

De tal mesura la mente m’allaccia

l'amor che sì m’abbraccia, tolleme lo parlare,

volere ed operare, perdo tutto sentore.

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Umberto Saba: A Gesù bambino

La poesia dell'esponente dell' Ermetismo Umberto Saba è una preghiera a Gesù Bambino nella quale gli chiede di farlo essere buono sempre.

La notte è scesa

e brilla la cometa

che ha segnato il cammino.

Sono davanti a Te, Santo Bambino!

Tu, Re dell’universo,

ci hai insegnato

che tutte le creature sono uguali,

che le distingue solo la bontà,

tesoro immenso,

dato al povero e al ricco.

Gesù, fa’ ch’io sia buono,

che in cuore non abbia che dolcezza.

Fa’ che il tuo dono

s’accresca in me ogni giorno

e intorno lo diffonda,

nel Tuo nome.

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Una stella sulla strada di Betlemme: Boris Pasternak

Il poesta russo ci ha lasciato una descrizione perfetta della Notte Santa.

Era inverno

e soffiava il vento della steppa.

Freddo aveva il neonato nella grotta

sul pendio del colle.

L'alito del bue lo riscaldava.

 Animali domestici stavano nella grotta.

Sulla culla vagava un tiepido vapore.

Dalle rupi guardavano

assonnati i pastori

gli spazi della mezzanotte.

 

E li accanto, sconosciuta prima d'allora,

più modesta di un lucignolo

alla finestrella di un capanno,

tremava una stella

sulla strada di Betlemme.

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Natale, un giorno: Hirokazu Ogura

Quella del musicista giapponese non è una semplice poesia è un inno alla vita e all'amore che ultimamente abbiamo perso di vista. Amore per il prossimo, ma anche amore per la natura, per il nostro pianeta che ogni giorno ci ci accoglie e ci nutre nonostate i nostri maltrattamenti.

Perché

dappertutto ci sono cosi tanti recinti?

In fondo tutto il mondo e un grande recinto.

Perché

la gente parla lingue diverse?

In fondo tutti diciamo le stesse cose.

Perché

il colore della pelle non e indifferente?

In fondo siamo tutti diversi.

Perché

gli adulti fanno la guerra?

Dio certamente non lo vuole.

Perché

avvelenano la terra?

Abbiamo solo quella.

A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.

Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.

Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.

 

Alda Merini e Fabrizio De Andrè

Per concludere questa carrellata di poesie d'autore abbiamo scelto due poeti sui generis: Alda Merini, la poetessa contemporanea più conosciuta e apprezzata del panorama artisco del nostro paese ha che dedicato più di una poesia a questo periodo dell'anno in cui mostra quell'inquietudine tipica di tutte le sue opere, ma anche la consapevolezza che, sotto molti aspetti, il Natale è una festività che sta lentamente iniziando a corrompersi. D'altra parte Faber, il poeta della canzone italiana, ha dedicato un intero album alla nascita del Salvatore, "La buona novella". Basandosi sui vangeli apocrifi spiega il tormento di una giovane Maria nel venire a sapere che dará alla luce il figlio di Dio.

Qui vi presentiamo Natale 1989 della Merini e il "Sogno di Maria"di  De Andrè sperando che possano servire a riflettere su come possa essere facile perdere la bellezza e l'essenza di questo periodo che, comunque resta uno dei più belli dell'anno.

Natale 1989

Natale senza cordoglio

e senza false allegrie...

Natale senza corone

e senza nascite ormai:

l'inverno che già sfiorisce

non vede il suo «capitale»,

non vede un tacito figlio che forse un giorno d'inverno

buttò i suoi abiti ai rovi.

Marina cara,

la giovinezza ti lambisce le spalle

ed è onerosa come la poesia:

portare la giovinezza

è portare un peso tremendo,

sognare fughe e fardelli d'amore

e amare uomini senza capirne il senso.

Il divario di una musica

Il divario della tua fantasia

non possono che prendere spettri,

perciò ogni tanto te ne vai lontana

in cerca di una perduta ragione di vita

in cerca certamente della tua anima

Il sogno di Maria

Nel Grembo umido, scuro del tempio,

l'ombra era fredda, gonfia d'incenso;

l'angelo scese, come ogni sera,

ad insegnarmi una nuova preghiera:

poi, d'improvviso, mi sciolse le mani

e le mie braccia divennero ali,

quando mi chiese - Conosci l'estate -

io, per un giorno, per un momento,

corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case,

oltre i cancelli, gli orti, le strade,

poi scivolammo tra valli fiorite

dove all'ulivo si abbraccia la vite.

Scendemmo là, dove il giorno si perde

a cercarsi da solo nascosto tra il verde,

e lui parlò come quando si prega,

ed alla fine d'ogni preghiera

contava una vertebra della mia schiena.

Le ombre lunghe dei sacerdoti

costrinsero il sogno in un cerchio di voci.

Con le ali di prima pensai di scappare

ma il braccio era nudo e non seppe volare:

poi vidi l'angelo mutarsi in cometa

e i volti severi divennero pietra,

le loro braccia profili di rami,

nei gesti immobili d'un altra vita,

foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente,

mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.

Sbiadì l'immagine, stinse il colore,

ma l'eco lontana di brevi parole

ripeteva d'un angelo la strana preghiera

dove forse era sogno ma sonno non era

- Lo chiameranno figlio di Dio -

Parole confuse nella mia mente,

svanite in un sogno, ma impresse nel ventre."

 

E la parola ormai sfinita

si sciolse in pianto,

ma la paura dalle labbra

si raccolse negli occhi

semichiusi nel gesto

d'una quiete apparente

che si consuma nell'attesa

d'uno sguardo indulgente.

 

E tu, piano, posasti le dita

all'orlo della sua fronte:

i vecchi quando accarezzano

hanno il timore di far troppo forte.

Vi sono Piaciute le poesie di Natale che abbiamo scelto? Quali sono le vostre preferite?

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