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Napoli
Poesia di Marino Moretti

Da Napoli


Dopo oltre mezzo secolo
stamani, e proprio a Napoli, ho incontrato,
né so proprio dir come,
il mio primo editore di gran nome:
e forse è in questi incontri, in questi abbordi
proposti dai ricordi,
si, forse è qui che in noi lavora il tarlo
d'un senso inappagato,
di ciò che avemmo e non ci fu ridato.

Ecco l'amico. E non si può abbracciarlo,
non si può perché i vecchi
si fanno brevi inchini e non si toccano,
privi di linfa come rami secchi.
Perché un abbraccio pubblico fra vecchi
fa restare taluno senza fiato,
se non par che subsanni
come per un mancare di riguardo.
E giusto è che si vogliano incommossi.

Era come s'io fossi
anche di lui pilI vecchio e con pilI affanni
mentre egli era vicino al novant'anni.
lo lo chiamo Ricciardi, anzi Riccardo,
a voce bassa evitando il suo sguardo,
evitando l'incontro dei due sguardi.
Ma il mio cuore voleva i due vegliardi
piu vicini e diceva a balzellone:

« Vi ricordate di quel maggio a Napoli
quando s'andava di tipografia
in tipografia come
d'antro in antro, concordi, in allegria?
Voi maestro, io scolaro,
io la barchetta allargo e voi il faro... »
Cinque soli minuti
nel corridoio stretto del San Carlo.
Non si dové parlargli né abbracciarlo.
Poco piu del sorriso e dei saluti.

 

Pubblicata per la prima volta  nel volume Tre anni e un giorno, nella sezione Quarto quaderno, Incontri nel tempo  (1969).
Il tema dell'amicizia, della fedeltà , agli ideali antichi torna qui con particolare a forza e convinzione. Eppure, nella pienezza e nella sincerità del sentimento amicale, Moretti mette le sue usate remore: il pudore, il senso della misura, il giudizio altrui che non interferisca e non appanni l'aplomb dell'uomo.
In tal modo, l'affettuoso incontro fra due vecchi, esce viziato da qualcosa di estraneo, una presenza nemica, che è il pudore o meglio il rispetto  del mondo e delle convenienze, anche se alla fine l'onda felice dei ricordi rivendica le proprie ragioni, ma saranno sempre, come è nella misura  del Moretti, ragioni pudiche, pensate più che dette, un parlare da cuore a cuore anzichè da orecchio  a orecchio, come di chi voglia celare la pienezza del proprio affetto si che a d altri non trapeli o meglio non desti interrogativi  o supposizioni errate.

 

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