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giardino
Poesia di Marino Moretti

L'altro me stesso


L'altro me stesso guarda il suo giardino,
guarda le cose intorno,
sorride a queste cose, al verde, al giorno,
a tutto come quando era bambino.
E qui sente che il tempo s'è fermato,
che s'è come staccato
da tutto il resto e la morte è lontana,
e che ogni attesa è vana,
se non esiste piu ora e stagione,
ma soltanto quel basso e quel giardino.
Perch'io son quel bambino
con la sua sfida nella mia prigione.

 

 Pubblicata per la prima volta nel volume Diario senza le date (1926 e seguenti), incluso come sezione automa in Tutte le 'poesie, 1966.
Lontana dal "fanciullino" pascoliano e dal palazzeschiano bambino che vien "fuori al momento del bisogno" e poi si rimpiatta appena superato l'istante "difficile", qui il fanciulletto di Moretti è una condizione inalienabile del suo essere uomo, giacchè il bambino è sempre presente in lui, non comeun giudice, un metro di vita, o una scappatoia, si come un modo di guardare le cose con gli occhi di allora, vale a dire salvando sempre, alla propria aridità di uomo, una prospettiva, una visione  ideale.
La differenza etmbra minima, eppure è sostanziale, in quanto simile costante recupero della purezza e della ingenuità consente al Poeta di credere illimitata la propria
stagione ("la morte è lontana") e  anche di sfidare il mondo dal mistero di una condizione felice  nota a lui solo.

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