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Poesia di Luigi Fiacchi
La Botta e il Calderina

In un campo di Canapa, che avea
Il seme ben granito,
A beccare ogni giorno andar solea
Di varii uccelli un numero infinito.
Nel medesimo sito
Stava una Botta di sottile ingegno,
Che si pose all' impegno
D' indagar la cagion, per cui cotanta
Turma d' uccelli s'adunasse insieme
A divorar quel seme.
E diceva fra sè: con quella pianta
Si forma il filo, e poi col fil le reti,
Che in aguati segreti
Tese dall'uom prendon gli uccelli: or questi
Si danno a tollerar tanta fatica,
Perchè di questa pianta a lor nemica
La semenza non resti.
Questa mia conclusione è veramente
Lampante, ed evidente.
Ma ciò non basta: io voglio
Che noto sia con quale agevol modo
D' una quistione io scioglio
Il più difficil nodo;
E come di leggieri
Io tocco il fondo degli altrui pensieri.
Perciò si volse, e disse a un Calderino,
Ch'erale il più vicino:
Olà; parla sincero: io so il motivo,
Onde voi questo seme divorate.
Eccolo. Voi cercate
Che la canapa manchi, e manchin poi
Quelle reti, che a voi
Recan tante sventure.
Madonna no: non ci pensiam neppure.
Oh! come no? dunque perchè venite
Così a turbe infinite
Con un desio sì ferdido e vorace
Questo seme a mangiar?  Perchè ci piace.
Di qualche fatto spesso
È la vera cagione a noi ben presso;
Ma che? sottil pensiero
Lungi la cerca, e va di là dal vero.

Favole e Sonetti pastorali di Luigi Fiacchi detto il Casio

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