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Poesia di Hermann Hesse
Paura nella notte

L'orologio colloquia, spaurito, con la ragnatela sul muro,
il vento scuote le imposte.
Le mie candele tremolanti
sono già sgocciolate e consumate
non c'è più vino nel bicchiere,
ombre in ogni angolo
protendono le loro lunghe dita su di me.

Chiudo gli occhi, come quando ero bambino
e respiro con fatica
la paura mi blocca rannicchiato sulla sedia.
Non viene più nessuna madre,
non viene più nessuna serva, buona e burbera
a prendermi per il braccio e con la sua
gentilezza a togliere l'incantesimo di quel mondo terribile
rischiarandolo nuovamente con la sua consolazione.

A lungo rimango rannicchiato nel buio e sento il vento
nel tetto e la morte scricchiolante nei muri.

Sento sabbia scendere dietro la tappezzeria,
sento la morte tessere con dita di gelo
spalanco gli occhi, la voglio vedere,
la voglio afferrare, ma guardo nel vuoto
e la sento lontano, sibilare piano con labbra beffarde.
Vado a letto tastoni - Dormirei, dormirei volentieri!
Ma il suono diventa un uccello sfuggente,
difficile da prendersi, difficile da tenere, ma facile da
uccidere.
Fischiando si allontana col volo pesante del vento
arrabbiato,
la voce colma di schema amaro.

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Angst in der Nacht

Die Uhr spricht angstlich mit dem Spinnweb an der
Wand,
Am Laden reiiSt der Wind,
Meine flackernden Kerzen sind
Ganz vertropft und heruntergebrannt,
Kein Wein im Glase mehr,
Schatten in allen Ecken,
Deren lange Finger sich nach mir strecken.

Wie in der Kinderzeit
Schlief ich die Augen und atme schwer,
Angst halt mich kauernd im Stuhl gefangen.
Aber keine Mutter kommt mehr,
Keine gute, scheltende Magd mehr gegangen,
Die mich am Arm nimmt und mir die schreckliche Welt
Freundlich entzaubert und neu mit T rost erhelIt.
Lange bleib ich im Finstern kauern,
Hòre den Wind im Dach und den knisternden T od in
den Mauern,

Hòre Sand hinter T apeten rinnen,
Hòre den T od mit frierenden Fingern spinnen,
Reiììe die Augen auf, will ihn sehen und greifen,
Sehe ins Leere und hòre ihn fern
Aus den .spottischen Lippen leise pfeifen,
Taste zum Bett - schliefe, schliefe so gern!
Aber Schlaf ist ein scheuer Vogel geworden,
Schwer zu fangen, zu halten, doch leicht zu morden;
Pfeifend fahrt er, die Stimme voll bittrem Hohn,
Sausenden Fluges im zerrenden Winde davon.

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