
Poesia di Giuseppe Villaroel
Casa di mia gente
Sempre ritorno fra le tue pareti,
come a un rifugio, o casa di mia gente!
Nessuno albergo mai, nessun ostello,
per varie plaghe, fu più seducente
del tuo silenzio, ove, dal lungo esilio,
vengo a sanarmi d'ogni mia ferita,
in colloquio coi morti che mi amarono
perché nacque da loro la mia vita.
Tu sola ridi, o casa di mia gente;
tu sola resti, in mezzo alla rovina
di tutti i sogni miei tristi e mendaci,
nell'ora "di mia vita che declina!
Tu sola vieni, o casa di mia gente,
al mio ricordo ed alla mia speranza,
e, nel mio folle errore senza quiete,
questa sola dolcezza oggi mi avanza.
Tornerò bimbo sulle tue terrazze,
guarderò, nelle notti, le tue stelle
tremare sulle torri delle chiese;
ci sarà il canto delle mie sorelle,
ci sarà l'ombra di mia madre e il grido
del vecchio gallo, all'alba, nei cortili
e, dalle tue finestre, nell'azzurro,
vedrò spuntare i rinascenti aprili.
E sarà la mia gioia e la mia pace:
l'unica gioia che può dare il mondo
l'unica pace che può dar la vita:
vivere sotto il bel sole giocondo
di nostra terra, quello che ci fulse
negli occhi quando noi fummo creati
e morire cosÌ, serenamente,
accanto ai nostri morti e ai nostri nati.
Il poeta avverte intensamente nel suo cuore il legame profondo con la natura e con gli uomini, ma soprattutto sente la nostalgia della sua terra e della sua casa, dove i ricordi prendono una vita che non è creata in; modo fittizio per la consolazione dell'animo, bensì, è scaturita da un bisogno di credere, di non far fuggire quanto può dare una vera gioia e di parlare ancora con i cari morti.
Nella casa avita la sempre presente memoria delle persone che non sono più, la visione dei figli e dei nipoti, la raccolta intimità delle pareti domestiche ci allietano in vita e ci rasserenano la morte, perché ci fanno sentire partecipi di una catena di affetti che vivono e si rinnovano oltre la vicenda dell'esistenza individuale: fuori invece che sogni «tristi e mendaci», che piaceri caduchi e incerti!
Questo c'insegna la poesia di Giuseppe Villaroel il quale, dopo una vita considerata d'esilio, ritorna almeno col canto nostalgico alla sua casa di Sicilia dove gli è ancora possibile parlare con i morti che lo amarono e da cui egli ebbe la vita.
Il tono dei suoi versi, severo e commosso, ben s'intona al linguaggio solenne e conforme alla tradizione poetica del decoro espressivo.
