
Poesia di Giulio Gianelli
Sorpresi dalla sera
Stringiti a me, non abbia il tuo cuore neppure un sussulto.
Rabbrividisci? è nulla, o quasi: un remoto singulto
di rivo sotto gli occhi di gelo; o che al gelo un virgulto
s'infranse. Torniamo, ora: che importa se il dì ci abbandoni?
Torniamo con passi fratelli: i tuoi passi son buoni,
non isfioran la terra, non hanno che docili suoni:
non li temono i fiori, l'erbetta li ama, li vuole... O Maria,
che parole da bimbo ti dico! ma abbrevian la via.
Guarda: il sole adescato dai monti, con tatti leggeri
raccoglie i veli ed esula: restano ciechi i sentieri.
Parla anche tu, sorella. Che pensi?.. Ah quella campagna
in estasì di pianto! (un'anima che s'allontana).
È bene... ascoltare. Che angoscia nel rotto lamento!
Vuole, forse, col godo raggiungere nel firmamento
l'anima fuggitiva... o, forse, ella piange, ella suona
per dir che la terra saluta, ricorda, perdona.
Ma non pianger tu pure, non piangere, ora; verranno
le lacrime nostre, o sorella, col tempo; e saranno
le benvenute, sai? sicuro: le gemme de l'anno.
Torniamo che fa buio; già stridono porte e cancelli
chiudendosi a la notte: torniamo con passi fratelli:
giova ascoltar le funebri squille, pensare agli avelli.
da Mentre l'esilio dura
