
Poesia di Giulio Gianelli
Il dolce inferno
È rimorso? Ei mi spia.
Dall' aurora al tramonto,
dal tramonto all'aurora
io lo veglio; ei mi spia.
Egli è un infermo che socchiude gli occhi.
Poi li richiude, li riapre ancora,
sempre in un dormiveglia d'agonia.
Non guarisce e non muore
il dolce inferno che agonizza in me.
Donna, labile fiore sensitivo,
quand' io languo ai tuoi baci
e la mia voluttà muore nel pianto,
io sono assente: veglio
il dolce infermo che agonizza in me.
Poesia, vergine fiore semprevivo,
quando mi sbocci in cuore,
musica sogno oblio parola e canto,
io sono assente: veglio
il dolce infermo che agonizza in me.
Filosofi e poeti ebbi al mio fianco,
scrutatori d'abissi, domatori
d'immagini, perfetti creatori,
ma nessuno leggendomi negli occhi
scoperse in me l'assidua
contemplativa fissità rivolta
dentro il mio limbo dove
regna, lunge ai rumori,
il re dei miei dolori,
il dolce inferno che agonizza in me.
lo lo veglio, ei mi spia.
Altro al mondo non c'è
che la sua agonia.
Mi sugge ora per ora.
E giovane tuttora.
lo consumo, egli no.
Il tempo a volo scivola nel buio.
Incalza la mia fine.
Già del mio corpo, come fosse un ramo,
cadendo il fiore numero le spine...
Che si fa nella vita?
lo non so nulla... io sono assente.. Veglio
il dolce inferno che agonizza in me.
da Intimi vangeli
