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Poesia di Giovanni Pascoli
La servetta di monte

Sono usciti tutti. La serva
è in cucina, sola e selvaggia.
In un canto siede ed osserva
tanti rami appesi alla staggia.
Fa un giro con gli occhi, e bel bello 
ritorna a guardarsi il pannello.
Non c'è nulla ch'essa conosca.
Tutto pende tacito e tetro.
E non ode che qualche mosca
che d'un tratto ronza ad un vetro;
non ode che il croccolìo roco
che rende la pentola al fuoco.
Il musino aguzzo del topo
è apparito ad uno spiraglio.
È sparito, per venir dopo: 
fa già l'acqua qualche sonaglio . .
Lontano lontano lontano
si sente sonare un campano.
È un muletto per il sentiero,
che s'arrampica su su su; 
che tra i faggi piccolo e nero
si vede e non si vede più.
Ma il suo campanaccio si sente
sonare continuamente.
È forse anco un'ora di giorno. 
C'è nell'aria un fiocco di luna.
Come è dolce questo ritorno
nella sera che non imbruna!
per una di queste serate!
tra tanto odorino d'estate!
 La ragazza guarda, e non sente
più il campano che a quando a quando.
Glielo vela forse il torrente
che a' suoi piedi cade scrosciando;
se forse non glielo nasconde
 la brezza che scuote le fronde;
od il canto dell'usignolo
che, tacendo passero e cincia,
solo solo con l'assïuolo
la sua lunga veglia comincia, 
ch'ha fine su l'alba, alla squilla,
nel cielo, della tottavilla.

Protagonista di questa poesia è un personaggio che non parla e non si muove: la servetta, che sta immobile e silenziosa nell'angolo di una cucina estranea, dopo che tutti gli altri sono usciti. E' giovane e impaurita: venuta a servizio dalla montagna, dove la povertà costringe a cercar lavoro lontano da casa, si sente sperduta, circondata com'è da oggetti nuovi che la guardano ostili. Poi qualche piccolo rumore rompe il silenzio e attira la sua attenzione: il ronzio di una mosca, il gorgoglio dell'acqua che bolle. Da questi piccoli rumor di interno la rappresentazione passa ai rumori e alle immagini dell'esterno. Ma non è una pura descrizione o rappresentazione ai immagini, perché tutto è osservato dal punto di vista della ragazza, con il suo senso di sconforto e di solitudine e con la nostalgia di libertà e di vita.

Da: Canti di Castelvecchio

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