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Poesia di Giovanni Pascoli
Il fringuello cieco

Canti di Castelvecchio
di Giovanni Pascoli

Finch... finché nel cielo volai,
finch... finch’ebbi il nido sul moro,
c’era un lume, lassù, in ma’ mai,
un gran lume di fuoco e d’oro,
che andava sul cielo canoro,
spariva in un tacito oblìo...

Il sole!... Ogni alba nella macchia,
ogni mattina per il brolo,
Ci sarà? - chiedea la cornacchia;
 Non c’è più! - gemea l’assiuolo;
e cantava già l’usignolo:
Addio, addio dio dio dio dio... 

Ma la lodola su dal grano
saliva a vedere ove fosse.
Lo vedeva lontan lontano
con le belle nuvole rosse.
E, scesa al solco donde mosse,
trillava: - C’è, c’è, lode a Dio! -

«Finch... finché non vedo, non credo»
però dicevo a quando a quando.
Il merlo fischiava - Io lo vedo -;
l’usignolo zittìa spiando.
Poi cantava gracile e blando:
Anch’io anch’io chio chio chio chio... 

Ma il dì ch’io persi cieli e nidi,
ahimè che fu vero, e s’è spento!
Sentii gli occhi pungermi, e vidi
che s’annerava lento lento.
Ed ora perciò mi risento:
 O sol sol sol sol... sole mio? 

Canti di Castelvecchio 
di Pascoli

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