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Poesia di Giosuè Carducci 
Il bove

T’amo, o pio bove; e mite un sentimento
di vigore e di pace al cor m’infondi,
o che solenne come un monumento
tu guardi i campi liberi fecondi,
o che al giogo inchinandoti contento
l’agil opra de l’uom grave secondi:
ei t’esorta e ti punge, e tu col lento
giro de’ pazienti occhi rispondi.
Dalla larga narice umida e nera
fuma il tuo respiro, e come un inno lieto
il mugghio nel sereno aer si perde;
e del grave occhio glauco entro l’austera
dolcezza si rispecchia ampio e quieto
il divino del pian silenzio verde

 Giosuè Carducci, il poeta dell'unità nazionale italiana. Nel 1906 gli fu conferito il premio Nobel

Il poeta si rivolge al bove per lodarne la paziente laboriosità: egli dice di amare questo animale che suscita nel suo animo un sentimento di pace e di forza, sia quando è fermo in mezzo all'aperta campagna, sia quando aiuta l'uomo nel suo lavoro quotidiano.
 Dopo aver descritto i sentimenti che la figura del bove ispira nel suo animo, il poeta ti presenta l'animale fermo e soddisfatto per la consapevolezza di aver compiuto il proprio dovere, alleviando con la sua opera la fatica dell'uomo.

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