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Poeti Emergenti
Poesia di Gabriele
Bagnanti inverna


Due pezzi di legno dal tempo arrugginiti vecchi
apriamo la bocca per vomitare con i trucioli lo
schifo del malessere per il benessere non goduto
in una vissuta vita sprecata da lei a compatire me
stonato come una campana nella sconfitta d'un
matrimonio non d'amore ma d'un amaro vivere
in compagnia.
Quando i figli vanno via per lavorare, grazie a Dio!!,  
La storia quotidiana è di noi due attori scenici,
presi alla mano iniziamo la solita rappresentazione
litigiosa della noia accumulata da entrambi, abbiamo
il corpo infestato dal male. Per forza dobbiamo scaricare
poi bestemmiando, con il troppo pieno se nò sbotta
il ritegno consumando fegato, cuore e altro con
le mal dicenze e dicerie toste varie da digerire.
Un dialogare strampalato da raspare nel divenire
per non ammazzare parole avvalorando idee già
limate da pensieri in un cervello già fuso che liscia
in un lamento, tutto per concludere l'atto scenico
in tragedia. Paghiamo sempre e solo noi poveri di
spirito, Vero Dio! Come spesso oggi si vede e tutti lì a dire
dopo: Mah non si poteva fare nulla prima per evitare?
Strappalacrime siamo tutti tra le pieghe dei dolori altrui
con i soliti commenti appiccicati con la rogna di Lei ooh mio
gentil tormento! Siete insieme da sopportar con la mia disabilità.
Un inizio di coccole attenzioni poi nel guardar la scatola
del tempo vi è un giro di ricordi guasti attorcigliati puzzolenti
di spiacevoli situazioni che via col vento in due si pulisce
con tre folate s'elimina tutto fuori dalla porta di casa mia.
Restiamo appiccicati la moglie e io consumando
la pazienza nella disperazione… a ondate sbattuti
bagnanti invernali nel pianto in una marea di insulti.
Anche grazie a te parkinson.

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