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lemuel
Poesia di Gabriele D'Annunzio

Olocausto, la fresca vittima ...

Olocausto, la fresca vittima
biancovestita e altocinta
tende verso il tuo splendore
la mano colma di rugiada
come il calice solitario del vilucchio
che l'alba riempie fino all'orlo.
Olocausto, Olocausto,
ti fu sottratto il cuor dell'uomo,
dove il sangue lottava bogliente
come nella pensile argilla
la résina d'oro gemuta.
Ma la mano del rapitore
fu arsa fino all'osso del polso;
e fu espiato l'ardire
e testimoniato il futuro.

Olocausto, Olocausto,
non spegnere nella tua cenere
l'astro dell' immortalità,
ch'era favilla in vetta ai precordii.
È ancora il turbine fùnebre
che risolleva la cenere morta?
È quel che non muore.
Le tacite larve risalgono
il silenzio del cielo mondato?
Il silenzio attende.
Da quali acque soffia lo spirito
che commove l'esangue deserto?
Son placate le acque.
Che è questo fremito d'ali?
Che è questo baleno di penne?
La specie del Sole.
Che è questo miracolo d'oro
più bello di tutte le fiamme?
L'inno redivivo, o re Lemuel.

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