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David Maria Turoldo

«Come ti chiami?»


«Come ti chiami?» 
«Domandarono all’Amante a chi appartenesse.
Rispose: - All’amore.
- Di cosa sei?
- Di amore.
- Chi ti ha generato?
- L’amore.
- Dove sei nato?
- Nell’amore.
- Chi ti ha creato?
- L’amore.
- Come ti chiami?
- Amore.
- Da dove vieni?
- Dall’amore.
- Dove vai?
- All’amore.
- Dove abiti?
- Nell’amore.
Gli chiesero ancora: - Possiedi qualcos’altro oltre l’amore?
Rispose: - Sì: offese, colpe e peccati contro il mio amato.
E nel tuo amato c’è perdono?
Disse l’Amante che nel suo Amato c’erano giustizia e misericordia; per questo, la sua dimora era fra il timore e la speranza
perché la misericordia lo obbligava a sperare e la giustizia a temere.
L’Amato si allontanò dall’Amante. L’Amante lo cercò coi suoi pensieri e domandava di Lui tra gli uomini, con linguaggio d’amore.
L’amante trovò il suo Amato disprezzato fra le genti e gli disse che grande torto si faceva alla sua gloria.
L’Amato rispose che pativa torti perché gli mancavano servi e innamorati devoti.
L’Amante pianse e il suo dolore aumentò e l’Amato lo consolava, mostrandoli la sua devozione, il suo volto, la sua magnificenza.»

(R. Lullo, Il libro dell’Amante e dell’Amato, Ed. Città Armoniosa).

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