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Poesia di Czeslaw Milosz
Un alcolista varca le porte dei cieli

Come sarei stato, Tu lo sapevi fin dall’inizio.
E dall’inizio di ogni creatura vivente.
Deve essere terribile il conoscere contemporaneamente
ciò che è, era e sarà. Da giovane ero fiducioso e felice,
sicuro che proprio per me ogni giorno sorge il sole
e per me al mattino si aprono i fiori.
Dall’alba al tramonto correvo nel giardino incantato.
Non sapendo che Tu dal Libro Genetico
mi scegli per un nuovo esperimento,
come se Tu non avessi prove sufficienti,
che così della libera volontà
nulla può contro il destino. Sotto il tuo sguardo divertito soffrivo
come un bruco inchiodato dalla spina di un prugnolo.
Davanti a me si manifestava l’orrore di questo mondo.
Come potevo non fuggire da questo verso una fantasticheria?
nel bere, che cessa il battere dei denti
e spegne questa sfera infuocata che schiaccia il petto
e mi permette di pensare che ancora vivrò come gli altri?
Finché ho capito che vago da una speranza all’altra
e Ti ho chiesto, Ogniscente, perché mi tormenti.
È una prova, come quella di Giobbe,
fino a quando riconoscerò la mia fede come un illusione
e dirò: non esisti Tu e i tuoi giudizi,
e su questa terra governa il caso? Come puoi guardare
contemporaneamente le miriadi di dolori?
Penso, che se per questo motivo gli uomini non credono
che esisti, ai tuoi occhi meritano una lode.
Ma forse perché hai avuto una pietà senza limite, sei disceso sulla terra,
per provare ciò che sentono i mortali.
Sopportando il dolore della croce per il peccato, ma di chi?
Ecco, io ti prego, perché non sono capace di non pregare.
Perché il mio cuore desidera Te, anche se so, che non mi guarirai.
E così deve essere, che coloro che soffrono,
continuano a soffrire, lodando il Tuo Nome.

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