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 Poesia di Corrado Govoni
Il palazzo dell'anima 

Triste dimora! Aborti nelle fiale, 
rachitici e verdastri. Sorridenti 
bambole sparse ovunque. Sofferenti 
in vasi d'ambra fior di digitale.
Campane di cristallo su agonie

di cera, rosee maschere di seta
annegate nell'acqua ovale inquieta
degli specchi, malinconie impagliate.
Laggiù la città bianca col suo rombo
d'api e il suo fiume di ardente piombo,
come un pallido sogno di morfina.
Oh i crepuscoli tristi d'anilina 
sulle mura echeggianti di fanfare! 
Da una finestra si scorge il mare.

(Da Gli aborti, Ferrara, Taddei Soati, 1907)

Questa poesia è la rappresentazione di uno spazio psichico (Il palazzo dell'anima) attraverso l'enumerazione di una serie di oggetti che disegnano un ambiente malinconico e spettrale sullo sfondo artificiale di una città bianca e di uno scorcio di mare.

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