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Poesia di Arturo Graf
Plenilunio

Nel mite incantamento
Del plenilunio estivo
(Oh fiato semivivo,
Ebbro languor del vento!...)
Fosca salendo all’ etra
Dal mansueto mare,
Venezia un sogno pare
Di favolosa pietra.
Dalle finestre acute
Il palazzo ducale
Come un vecchio corsale
Guata nell’onde mute.
Poggia superbo e nero
Sulle colonne mozze,
Sogna trionfi e nozze,
Sogna il perduto impero.
Sulla colonna antica
Il leon di San Marco
D’ anni e di gloria carco
Spiega l’ ali a fatica.
E l’ isolette arcane,
Che il vitreo mar produce,
Entro la vaga luce
Sembran parvenze vane.
Spiando i miti albori,
Spiando l’ ombre urgenti,
Batton co’ grevi e lenti
Magli le ore i Mori.
Battono l’ ore, come
Nel bel tempo giocondo,
Quando, o Venezia, il mondo
S’ inchinava al tuo nome.
Ma invan la notte e il giorno
Batton co’ magli l’ore;
L ’ ore del tuo fulgore
Non fanno più ritorno.
Oh città gloriosa!
Oh città desolata!
Oh donna abbandonata,
Del mar regina e sposa!...
Lucido il mar s’ invetra,
Di nimbi il ciel si screzia:
Fra mare e ciel Venezia
Sembra un sogno di pietra.

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