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    Poesia di Tony Basili
    Mattina di mare

    13
    Questa marina che ampia distesa
    S’illumina d’argento all’orizzonte
    Chissà come crea con me un’intesa
    Affettuosa tanto quella col mio monte
    E così cammino per il lungomare
    Che potrei dir che son  come a sognare.

    Tutto è tranquillo di maggio al dì feriale
    Ma sulla riva c’è ancora sporcizia
    Che il  mar rimanda dietro sul litorale
    Con un cartello ch’è una vera impudicizia
    Lasciare, o brava gente, tanto sporco
    Ché Nettun si può incazzare nel suo gorgo…

    Solo dei sub silenti con la muta
    muovono lenti il piano appena  bruito
    E intanto una lucidezza sconosciuta
    Di quel mostro traspare ch’è del mito
    E sbigottito me ne sto sulla riva
    In attesa che l’infinito mi si descriva.

    Lo sciabordar d’acqua sui massi neri
    Pare  musica solenne e ritmata
    Come Valchirie che per  sentieri
    Galoppano  a andatura rallentata
    Ma d’armonia del cielo vi si sente
    Che ad ogni altra cosa mi rende assente.

    Ed è d’un bello sì gioiosamente esatto
    Che se si turba si fa composizione
    Di violenza data d’un grillo in atto
    Di chi n’è domatore  e n’è padrone
    E la nota alta non porta lo sconquasso
    Ma si adagia poi placata al suo passo.

    Ma non so se è questo che vorrei dire
    Davanti a questo ciel che sa di mare,
    Grazie a ciò che c’è, vorrei ribadire
    Ché mi lasci quietamente assaporare,
    ma concedimi di grazia questa possa
    parolar e ad aspettar si stia la fossa.

    Non voglio incrudelir sulle mie forze
    Che tali son come tu le hai volute,
    ma attingo quanto posso alle risorse
    che penso di tener pur non compiute
    ma tali che mi spingono a sognare
    davanti a questo mare, ch’è un tuo altare.-

    4.5.13

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