Poesia di Tony Basili
La smania d'Ulisse
Iniziando con Ulisse dalla cima
Che è appena tornato, per una china
Si vede andar e non se ne dà pace
E vuol cercare chi gli s’avvicina,
Ché il mar in tempesta che gli piace
Voglia affrontare e andare ora per diretto
Da Polifemo ancor! Dov’è un seguace?!
La notte è insonne sì che lascia il letto
Dove Penelope piange e ben capisce
Che non potrà tener a lungo stretto
Lui che il mare l’ha dentro e lo rapisce,
Così pensa ai rifiuti opposti ai Proci
E causa del suo mal lo concepisce,
Ché il migliore, Antinoo, con man feroci,
Per primo l’ha trafitto e inorridisce;
Così trascorre le sue notti atroci.
Lo spasimo chissà quando finisce!
E pure Telemaco che l’ha aiutato
Ora è rimasto solo, poveretto,
Eppur stava bene, era sopportato
dai principi e poteva starsene a letto
fino a tardi e Penelope lo blandiva:
“povero caro, senza padre, miseretto!”
Ed Ulisse anche per lui, ben l’intuiva
Ch' era un danno, e per la casa e la sua quiete
L’avea persa ormai e perciò ne languiva;
Pure s’era accorto che affatto liete
Erano le facce lor, tal che a uno scampo
Vedea aspirassero, se verso altre mete
Non se n’andasse, ché l’arcigno stampo
Incuteva ormai terror e anche vergogna
Col parentado dei Proci, un bell’inciampo!
18.2.21
