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Poesia di Tony Basili
Il ciclone  

Sentii arrivar un vento all’improvviso
con un rullar di pioggia tra i pioppi,
in un cupo tronar, non buon auspicio,
di piante schiantate avanti agli occhi.
Era un rombo che mi si avvicinava,
e tutti i pioppi erano prostri a terra,
come mai a un potere così s’inchina
chi per adulazione bacia in terra,
e sfrondate stormivano in fermento,
le folte chiome con una foga furiosa
le foglie come nuvole d’argento,
vorticanti in una fola vorticosa.
Un fosco esercito, che arrivava,
urlante, e ogni cosa sbatte in terra
e un alveo di tronchi bianchi creava,
tosando tutto quanto, come in guerra.
Il cielo da turchino, farsi scuro,
e pure il giorno occupato dalla notte,
per un’eclissi, e capir n’ero sicuro
che occorreva ripararsi dalle botte,
che sentivo e veloce un qualche dosso
trovare non lontano, da far riparo,
un cerro, ma forte, che a quel molosso
potesse resister come all’onda un faro,
e mi ci avvinghiai, che l’impeto del vento
mi sbattea urlando come una motrice
e un gigante erculeo, un portento,
soffiare, quasi a sradicar ogni radice,
e mi sentivo tirare per i piedi
risucchiare da un vortice brutale,
come un fuscello, ed allora che chiedi
alla tua grinta di mostrare se vale
e le mani che ti sgusciano dal tronco
che stentano a reggere il grande urto
e stringo e come un ragno l’abbranco
che non vuol subir d’un tal mostro il furto
pensando che i miei figli ancora a letto
stessero a dormire sonni tranquilli
mentre io, mi trovavo così al cospetto
di chi non so, da sentirne gli strilli
degli alberi, sterminati dalla sorte,
e sbalordito ero io che, nella Bannita
dovessi finir così, e incontrar la morte,
in un mattino di caccia, e n’ero sgomento,
ma scampato e feci un ringraziamento.

104/18.9.11

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