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Poesia di Antonino Schiera
Scorci di Mare a Castel di Tusa

Il mulinar del vento a volte mite, altre volte roboante,

forgia la roccia nell'insenatura, fuor dall'increspatura del mare.

Come cristallo luccicante, il sole si affaccia sullo specchio d'acqua;

sull'erta i merli di una torre a rimirar uno stormo d'uccelli.

La risacca si ritrae e si contrae sui ciottoli planati sulle anse,

le cui asperità vengono plasmate nell'incanto di un armonioso suono.

I fragori degli elementi richiamano i pescatori verso il porto,

come ventre di madre, come culla di braccia bruciate dal sole.

Lo sferragliar del treno, ferro contro il ferro, sulle arcate richiamano gli sguardi

di imberbi ed ancora lucidi di pianto, occhi, pervasi del blu marino.

Irte strade che si accavallano sinuose, tra lampioni suadenti e romantici;

pupille di gatto dinoccolato e pavido nella sua essenza , tra le bouganville.

Punta di piramide, lassù tra gli ulivi e gibbose scanalature sulla roccia.

La magia del luogo incontra il mare e la terra e gli elementi tutti.

In questo rifiorir di colori, sensazioni, immagini, atmosfere,

il viandante, il pescatore le mamme ed i bimbi cantano, semplicemente vivendo,

l'inno a questa vita che ci è stata donata in questo meraviglioso lembo di terra.