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Poesia di Alfonso Gatto
Qualcosa da ricordare per l’oblio

Trova il freddo randagio, la strada d’ogni dove,
la pergola di foglie sotto il cielo che piove.
Trova i poveri neri che succhiano nel moccio
il pensiero degli occhi. Nella polvere dura
che làstrica i sentieri, cerca ai segni di coccio
la sabbia delle mura, il ricordo del sole,
i lustri scarabocchi dell’umido, le viole.
Trova il tempo perduto, il tempo che risuscita
dall’attimo, dai cenni: la frana del caduto
che s’alza dai millenni, il marmo dei ginocchi.
Trova il silenzio, gli usci che fermano le soglie
e le soffitte agresti, i vimini, le foglie
dell’eterno raccolto, la foggia delle vesti
che strinsero quel volto di donna senza sguardo.
Trova il passo, il ritardo dell’ora che verrà
trova l’ansia dirotta che corre la città.
Trova l’odio, le stragi dell’eterno sterminio,
la funebre tradotta che lascia nei villaggi
i sassi delle croci, le svastiche di minio.
Trova le nostre voci,
il chiedere “che fai?” del non saper che fare,
quest’alito di piombo che aggriccia la salina
e sfanga contro i giunchi il nero dei vivai.
Trova la morte, il bombo rattratto di velina
e la gàrgia dei funghi, il brivido spettrale
delle bave dei fili che ragnano nel male.
Scopri il terrore uguale ai vermi più sottili
e nel freddo del cuore il nulla che l’agghiaccia.
Solo così l’amore avrà nelle tue braccia
la carità del buio. È stanco di vedere,
di battere il tripudio, il folle miserere.

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