Poesia di Aleardo Aleardi
La campagna romana
Un ciel di foco, un suolo di gramigna,
un fiato d'aura immonda.
Di quando in quando alcuni archi travolti
d'acquedotti senza onda:
qualche logora tomba
senza sepolti: uniche ombrie su prati
infecondi, pelati;
un filo di torrente
che striscia fra i giuncheti, e non si sente,
ove attorta, sui ponti, la ribalda
vipera al sol si scalda.
Qualche buffala immota
lorda di mota con la testa bassa
musando guarda il vìator che passa.
Un branco di selvatici cavalli
galloppando pei calli
arsi, solleva a nuvole la sacra
polve di venti popoli; la polve
più illustre de la terra.
Ecco i pascoli pingui e le tiorite
aiuole di Virgilio, ecco i giardini
dei superbi Latini!
Sentiva I'Aleardi, oltre al paesaggio malinconico delle paludi pontine «quello della campagna romana, tutta abbandono e memorie d'un passato sepolto».
