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Per il giorno della Memoria
Che tremenda giornata

Questo è il diario di un bimbo, David Rubinowiez, un ebreo polacco scomparso anche lui nella bufera nazista. David è un po' chiuso, ma altrettanto carico di forza espressiva.

Che tremenda giornata! Verso le ore tre sono stato svegliato da diversi colpi.
Era la polizia che faceva la retata. Non avevo paura: papà con Il cugino sono a Krajno e sono avvertiti, gli altri cugini sono nascosti. Poco dopo hanno battuto anche giù da noi e lo zio è andato subito ad aprire.
È entrato un poliziotto polacco euno della polizia ebraica, hanno cominciato subito a cercare. Il primo mi ha visto e mi ha detto di vestirmi, l'altro mi ha chiesto quanti anni avevo e ho detto quattordici, allora, mi hanno lasciato stare.
Poi hanno cercato negli altri alloggi ed hanno preso due di Plock  lo avevo veramente paura, mi battevano i denti come se avessi la febbre.
Di papà, intanto, nessuna notizia. La mamma e la zia sono andate al commissariato e hanno detto che anche papà e cugino eran stati presi. Solo allora ho cominciato a piangere. Ci hanno preso papà, hanno preso tutto quello che avevamo, solo allora ho sentIto che cos'era la mancanza di papà.
Il panico in paese era terribile, ognuno si era nascosto, se appena aveva fatto a tempo, e i parenti degli arrestati e le mogli piangevano disperatamente, chi è che non piange oggi da noi?
Intanto sono arrivati due camion, uno anche col rimorchio.
Quando li ho visti, ed ho pensato che era per portare via anche papà, mi sono messo a piangere dirottamente.
Papà aveva detto a mio fratello di portargli da mangiare e qualche capo di biancheria e un pentolino, di nuovo mi sono messo a piangere quando l'ho visto prendere questa roba.
Mio fratello è tornato a prendete il berretto pesante, ma non ha fatto più in tempo a darglielo, perché mentre andava in piazza i camion eran già partiti e proprio allora passavano davanti a noi.
lo ho chiamato forte: - Papà dove sei, che ti veda ancora una volta -
E l'ho visto sull'ultimo camion che piangeva, ho guardato finché non è scomparso dietro la svolta, solo allora mi sono messo a piangere dirottamente ed ho sentito quanto gli voglio bene, e lui a me e che quello che ho scritto il 1 maggio, che lui non mi vuoI bene, è una vera menzogna. Se Dio farà che lui torni, non sarò più così con lui.
Ho pianto ancora per molto tempo e quando mi tornava in mente la faccia in lacrime di papà, mi mettevo a singhiozzare ancora più.
Quello che avevamo di più caro al mondo, ce l'hanno preso e per di più è ammalato.
Germania, 1933: un giovane ebreo costretto a scrivere sul muro la parola Jud (ebreo).

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