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27_gennaio_giorno_da_non_dimenticare
27 Gennaio Giorno della Memoria
Noli Achtzehn

da Se questo è un uomo
di Primo Levi


Se questo è un uomo è il resoconto doloroso delle vicende occorse agli Ebrei nel campo di concentramento di Auschwitz. Lo scrittore, ebreo partigiano e deportato anche lui nel '44, riesce a mantenere un distacco e una misura ammirevoli nel ricordare quegli atroci giorni, quei compagni di martirio aggrappa ti a un filo di speranza e torturati da mille angherie.
Levi si salvò sia perché aiutato da altri Italiani liberi, sia perché, essendo un chimico, fu per un periodo di tempo utilizzato in una fabbrica e perciò non abbandonato in mezzo alla neve e al freddo.
Il viaggio di ritorno e i problemi del reinserimento nella società furono da Levi narrati, quindici anni dopo, in La Tregua.


l giorni si somigliano tutti, e non è facile contarli. Da non so quanti giorni facciamo la spola, a coppie, dalla ferrovia al magazzino: un centinaio di metri di suolo in
disgelo. Avanti sotto il carico, indietro colle braccia pendenti lungo i fianchi, senza
parlare. Intorno, tutto ci è nemico. Sopra di noi, si rincorrono le nuvole maligne, per separarci dal sole; da ogni parte ci stringe lo squallore del ferro in travaglio. I suoi confini non li abbiamo mai visti, ma sentiamo, tutto intorno, la presenza cattiva del filo spinato che ci segrega dal mondo. E sulle impalcature, sui treni in manovra, nelle strade, negli scavi, negli uffici, uomini ed uomini, schiavi e padroni, i padroni schiavi essi la paura muove gli uni e l'odio gli altri, ogni altra forza tace.
Tutti ci sono nemici o rivali.

No, in verità, in questo mio compagno di oggi, aggiogato oggi con me sotto lo
stesso carico, non sento un nemico né un rivale.
È Null Achtzehn. Non si chiama altrimenti che così, Zero Diciotto, le ultime tre
cifre del suo numero di matricola: come se ognuno si fosse reso conto che solo un
uomo è degno di avere un nome, e che Null Achtzehn non è più uomo.
Credo che lui abbia dimenticato il suo nome, certo si comporta come se così fosse. Quando la, quando guarda, dà l'impressione di essere vuoto interiormente, nulla più che  involucro, come certe spoglie di insetti che si trovano in riva agli stagni, attaccate a un filo ai sassi, e il vento le scuote.

Null Achtzehn non è particolarmente indebolito, ma tutti rifuggono dal lavorare con
lui. Tutto gli è a tal segno indifferente che non si cura più di evitare la fatica e
percosse e di cercare il cibo.
Eseguisce tutti gli ordini che riceve, ed è prevedibile quando lo manderanno alla morte, ci andrà con questa stessa totale indifferenza.

Non possiede la rudimentale astuzia dei cavalli da traino, che smettono di tirare
un po' prima di giungere all'esaurimento: ma tira o porta o spinge finché le forze
permettono, poi cede di schianto, senza una parola di avvertimento, senza
sollevare dal suolo gli occhi tristi ed opachi.
Mi ricorda i cani da slitta dei libri di London che faticano fino all'ultimo respiro e muoiono sulla pista.

Ora, perché noi tutti cerchiamo invece con ogni mezzo di sottrarci alla fatica, Null
Achtzehn è quello che fatica più di tutti.
Per questo, e perché è un compagno pericoloso, nessuno vuoI lavorare con lui e siccome d'altronde nessuno vuoI lavorare con me perché sono debole e maldestro, così spesso accade che ci troviamo accoppiati. tre, a mani vuote, ancora una volta torniamo strascicando i piedi dal magazzino, una locomotiva rischia breve e ci taglia la strada. Contenti della interruzione forzata, Null Achtzehn ed io ci fermiamo: curvi e laceri, aspettiamo che i vagoni abbiano finito di sfilarci lentamente davanti.

Deutsche Reichsbahn. Deutsche Reichsbahn. S.N.C..F. Due giganteschi vagoni
russi, con la falce e il martello mal cancellati. Deutsche Reichsbahn.
Poi, Cavalli 8, Uomini 40, Tara, Portata: un vagone italiano. ...Salirvi dentro, in un angolo, ben nascosto sotto il carbone, e stare fermo e zitto, al buio, ad ascoltare senza fine il ritmo delle rotaie, più forte della fame e della stanchezza; finché, ad un certo momento, il  treno si fermerebbe, e sentirei l'aria tiepida e odore di fieno, e potrei uscire fuori, nel sole: allora mi coricherei a terra, a baciare la terra, come si legge nei libri: col viso nell'erba.
E passerebbe una donna, e mi chiederebbe «Chi sei?» in italiano, ed io le

racconterei, in italiano, e lei capirebbe, e mi darebbe da mangiare e da dormire.
E non crederebbe alle cose che io dico, ed io le farei vedere il numero che ho sul braccio e allora crederebbe...

...È finito. L'ultimo vagone è passato, e, come al sollevarsi di un sipario, ci sta
davanti agli occhi la catasta dei supporti di ghisa, il Kapo in piedi sulla catasta con
una verga in mano, i compagni sparuti, a coppie, che vengono e vanno.
Guai a sognare: il momento di coscienza che accompagna il risveglio è la sofferenza più acuta. Ma non ci capita sovente, e hon sono lunghi sogni: noi non siamo che bestie stanche.-
Ancora una volta siamo ai piedi della catasta. Mischa e il Galiziano alzano un
supporto e ce lo posano con malgarbo sulle spalle. li loro posto è il meno faticoso
perciò essi fanno sfoggio di zelo per conservarlo: chiamano i compagni che indugiano, incitano, esortano, impongono al lavoro un ritmo insostenibile.
Questo mi riempie di sdegno, pure già so orinai che è nel normale ordine delle cose che i privilegiati opprimano i non privilegiati: su questa legge umana si regge la struttura sociale del campo.

Questa volta tocca a me camminare davanti.. li supporto è pesante ma molto corto, per cui ad ogni passo sento, dietro di me, i piedi di Null Achtzehn che incespicano
contro i miei, poiché egli non è capace, o non si cura, di seguire il mio passo.
Venti passi, siamo arrivati al binario, c'è un cavo da scavalcare.
Ilcarico è mal messo, qualcosa non va, tende a scivolare dalla spalla.
Cinquanta passi, sessanta. La porta del magazzino; ancora altrettanto cammino e lo deporremo. Basta, è impossibile andare oltre, il carico mi grava ormai interamente sul braccio; non posso sopportare più a lungo il dolore e la fatica, grido, cerco di voltarmi: appena in tempo per vedere Null Achtzehn inciampare e buttare tutto.

Se avessi avuto la mia agilità di un tempo, avrei potuto balzare indietro: invece
ecco mi a terra, con tutti i muscoli contratti, il piede colpito stretto tra le mani, cieco
di dolore. Lo spigolo di ghisa mi ha colpito di taglio il dorso del piede sinistro.
Per un minuto, tutto si annulla nella vertigine della sofferenza.
Quando mi posso guardare attorno, Null Achtzehn è ancora là in piedi, non si è mosso, colle mani infilate nelle maniche, senza dire una parola mi guarda senza espressione.
Arrivano Mischa e il Galiziano, parlano fra di loro in yiddisch , mi dànno non so che consigli.

Arrivano Templer e David e tutti gli altri approfittano del diversivo per sospendere
il lavoro. Arriva il Kapo, distribuisce pedate, pugni e improperi, i compagni si disperdono come pula al vento.
Null Achtzehn si porta una mano al naso e se la guarda àtono sporca di sangue.
A me non toccano che due schiaffi al capo di quelli che non fanno male perché stordiscono.

L'incidente è chiuso.

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