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gianduia
Storia di Gianduja?
La Maschera piemontese

Chi è Gianduja?

Chi è Gianduja?
Nel popoloso regno delle maschere italiane ed europee che animarono il teatro dell'arte per alcuni secoli, Gianduja si colloca assai tardi, o meglio, non ci sta neppure perché quando incominciò a simboleggiare un « carattere », un « tipo» di personaggio rappresentativo di una povera società, quale era quella contadina, il caro teatro delle maschere, nella sua piu nobile ed antica eccezione, era tramontato già da un pezzo, sostituito dalla commedia « regolare» di Carlo Goldoni.
Chi è dunque Gianduja? Quando nasce? E dove?
Gainduja è la maschera torinese per eccellenza.
Qualunque sia la commedia che si rappresenta (cosi come fanno il milanese Meneghino e il fiorentino Stenterello), Gianduja si inserisce nel vivo dell'azione drammatica a portare un po' di letizia e di gaiezza attraverso l'ingenuità degli scherzi e delle invenzioni, a volte spropositate, il fuoco d'artificio dei lazzi, la curiosità che il dialetto suscita allorché tutti gli attori parlano in italiano, la rusticana bellezza del costume.
Gianduja fece la sua prima apparizione in un teatrino di burattini del Piemonte nei primi anni dell'invasione francese e cioè verso la fine del secolo XVIII.
L'inventore di Gianduja fu il burattinaio G. B. Sales il quale, in realtà, riprese l'antica maschera di Gerolamo della Crigna, conosciuta dal 1630, e che rappresentava il finto tonto, buon mangiatore e bevitore e gran distratto - diceva di aver perso l'asino e non s'accorgeva di essergli in groppa - e le fece vestire i panni e le diede « il carattere » che oggi noi conosciamo.
Il burattinaio G. B. Sales si trovava dunque a Genova, dove aveva fatto fortuna con il suo Gerolamo, quando il Governo dell'antica e gloriosa repubblica marinara fece capire all'artista che non era piu gradita la sua presenza in città perché la sua maschera aveva la lingua troppo lunga e, oltretutto, si chiamava come il Doge Gerolamo dei marchesi Durazzo: la qual cosa non era certo simpatica anche se, per certo, le sciocchezze compiute dal burattino non erano per nulla riferibili al Doge.
Si trattava solo, evidentemente, di omonimia, di pura coincidenza di nomi...
Il Sales dovette lasciare Genova e si rifugiò a Torino ma i guai non finirono perché gli epigrammi antinapoleonici che la maschera pronunciava andavano ora a colpire un altro Gerolamo e precisamente il fratello di Napoleone Bonaparte, re di Westfalia..
Cosi almeno sembrava ai piu accesi bonapartisti.
A questo punto i burattinai Sales e Bellone pensarono che sarebbe stato bene trasformare il loro personaggio, che aveva un nome cosi inopportuno, e crearono un nuovo burattino, figlio di Gironi (Gerolamo) e della sua sposa Maddalena Crinoira nata Trantapat, e battezzato col nome di Gioan d'la douja, cioè « Giovanni dal boccale ».
Il popolo si incaricò poi di foggiar il nome attuale di Gianduja.
La nuova maschera piacque subito moltissimo a Torino e ne divenne il simbolo, anche perché si era ormai in clima risorgimentale e Gianduja ne esprimeva gli ideali.
Caratterizzazione del contadino piemontese, Gianduja veste con costume settecentesco, di panno color marrone guarnito in rosso, il farsetto in giallo, i calzoni di panno verde, le calze rosse, il tricorno con una rosetta, la parrucca con il codino lungo e uncinato.
Oggi il caro Gianduja fa la sua comparsa a Carnevale allorché con la sua faccia rubiconda, la parrucca e il codino volto all'insu, passa per le strade della città, dove s'accalca la folla, signorilmente assiso su di una carrozza di gala, che ha sostituito il vecchio e stanco asinello, e, avendo accanto la sua Giacometta, si reca con lei a rendere atto di ossequio alle autorità e poi visita i bambini degli orfanotrofi, i poveri delle case di ricovero, gli ammalati degli ospedali.




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