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Arlecchino, maschera di carnevale

Maschera di Arlecchino
di Ignazio Drago

Arlecchino

Arlecchino era un bambino come voi: uno scolaro.
Un anno, i suoi compagni pensarono di festeggiare l'ultimo giorno di carnevale, venendo a scuola mascherati. Ogni giorno, durante la ricreazione, ne parlavano tra loro; e intanto che le loro mamme cucivano i costumi prescelti, essi ne descrivevano le caratteristiche e ne vantavano la bellezza dei colori. Soltanto Arlecchino stava sempre zitto ad ascoltare, battendo ogni tanto le ciglia e ingollando saliva.Tu come sarai vestito? gli chiesero alla fine i compagni, che gli volevano tanto bene.
lo rispose Arlecchino, io verrò così: non ho nulla da mettermi.
A questa risposta, i bambini tacquero, un po' sorpresi e quasi meravigliati.
Arlecchino era tanto buono. Arlecchino era tanto bravo. Tutti volevano che si divertisse anche lui quel giorno. Ma loro che potevano fare?
Signor maestro, Arlecchino non ha nulla per mascherarsi.
Il maestro disse: E voi perchè non l'aiutate? Portategli i pezzetti di stoffa che avanzeranno dai vostri costumi. Che se ne farà degli avanzi? chiesero i bambini. Con gli avanzi si mettono le toppe.
Disse il maestro: E vi pare che la mamma di Arlecchino non sia capace di fare con tante toppe un bel vestito? La proposta del maestro fu accolta con entusiasmo. Arlecchino, rosso di gioia, ringraziò quasi balbettando; e, il giorno dopo, se ne tornò a casa con un fagottino di pezzi di stoffa uno diverso dall'altro. La sua mamma con amorosa pazienza ne cucì i pezzi, accostando fra loro i differenti colori; ne fece un vivace e allegro costume che, addosso ad Arlecchino, l'ultimo giorno di quel carnevale, girò trionfalmente fra tutti gli scolari.
Da quella volta, per le feste in maschera, il costume di Arlecchino fu, per molto tempo, uno dei più ricercati. In esso era rimasta un po' di quell'aria di festa che la solidarietà dei compagni e l'amore della mamma avevano creata per il bambIno povero e buono.

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