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Le origini e il nome di Pulcinella


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Pulcinella
Le origini e il nome di Pulcinella 


Le origini e il nome di Pulcinella, per l'indubbio fascino che ha circonfuso nei secoli la sua immagine, sono da sempre oggetto di studi e di indagini, che fino ad oggi non hanno approdato
che a scarsi e poco attendibili risultati.

Una probabile ipotesi ci potrebbe ricondurre alla derivazione dal napoletano pollicino (pulcino), forse per la componente essenziale del costume, quali la maschera nera dall' adunco naso fallico, l'ampio camicione bianco rimborsato a vita, larghi pantaloni bianchi e l'alto cappello bianco a forma di cono.
Ma tralasciando le tanto discusse origini, Pulcinella è da considerarsi tra le più fortunate maschere del teatro comico italiano, al quale, già dal seicento, si sono ispirati i più grandi attori e drammaturghi soprattutto napoletani, con i fratelli De Filippo.
Questa raccolta di canovacci, di cui vengono riproposte due commedie, fu pubblicata per la prima  volta nel 186O, per i tipi della Stamperia Giuseppe
D'Ambra, Strada Portacarrarese a Montelalvario in Napoli, è senz'altro da attribuire al grande attore teatrale Antonio Petito (Napoli 1822-1876) che nel 1853 subentrò al padre nel ruolo di Pulcinella al San Carlino, ricevendo l'investitura dallo stesso genitore sul palcoscenico e davanti al pubblico.
La sua interpretazione di Pulcinella risultò innovativa rispetto al clichè ereditato e consolidato a metà ottocento.
Dotato di una vitalità dirompente, trasformò quel tipo pigro e un po' babbeo, conferendogli un ritmo eun dinamismo nuovo.

Per operare questa metamorfosi, Petito aveva bisogno di canovacci con trame incalzanti, e se li inventò.
Non scrisse però le sue commedie, perchè era quasi analfabeta.
Egli le ideò, mentre la stesura venne realizzata da vari letterati, il più importante

dei quali fu Giacomo Marulli.
Più che valori letterari questi copioni offrono occasioni e materiali finalizzati alla rappresentazione sulla scena, ma offrono soprattutto l'opportunità di vedere il nuovo Pulcinella che il Petito inventò, liberandolo dalla monotonia della buffonata, prestandogli talvolta tratti umani, sentimentali e malinconici, senza precludersi la possibilità di intervenire con commenti spiritosi sulla coeva vita napoletana.


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