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Leonardo: Adorazione dei Magi
Adorazione dei Magi
di Leonardo

(1481), tavola, m 2,46 x 2,43
Firenze Uffizi


Studio; disegno su carta, Firenze.
Uffizi, Gabinetto dei disegni e delle stampe



Leonardo: Studio , Adorazione dei Magi

Natività

Leonardo da Vinci ( 1452-1519)
L'opera conclusiva, e incompiuta, del primo periodo fiorentino di Leonardo è l'Adorazione dei Magi. È il soggetto che più frequentemente ricorre nella pittura fiorentina del Quattrocento: trattandolo, nel 1481-82, Leonardo prende posizione rispetto a tutta una tradizione, che parte da Lorenzo Monaco e giunge all'interpretazione recentissima del Sandro Botticelli (1477 c.), che elimina il, carattere sacro della rappresentazione e la trasforma in una celebrazione della famiglia e della dotta corte dei Medici. 
A questo dipinto, che esalta la pietà religiosa della cerchia neoplatonica, si riferisce esplicitamente Leonardo interpretando il tema in chiave simbolica, e non storica o fiabesca, e raggruppando le figure a cerchio intorno alla sacra apparizione invece di farle arrivare in corteo. 
Andando ancora più in là del Botticelli, elimina anche la capanna, e. confonde i Magi in una ressa di persone agitate, accorenti, gesticolantI, prostrate. 
Anche il Botticelli sviluppa il tema più come epifania, o manifestazione del divino, che come adorazione; ma Leonardo rifiuta di considerare l' aspetto sociale del tema (l'omaggio dei signori e dei dotti a Dio, e va diritto al nucleo filosofico.

Poiché concetto fondamentale del pensiero neoplatonico è l'ispirazione o il furor (anche come grazia divina concessa a pochi spiriti superiori, a una élite), espone e dimostra il proprio concetto, completamente diverso, del furor.
Epifania è fenomeno; dunque nel fenomeno e non nell'astratta idea si manifesta il divino. 
Il fenomeno sorprende, emoziona, turba, suscita reazioni diverse, mette in moto tutta la realtà: anche i cavalli imbizzarriscono al fenomeno dell'apparizione divina.
Il fenomeno si vede e si medita: a destra un giovane si volge verso l'esterno e invita la gente a guardare, a sinistra un vecchio china il capo e riflette.

Il fenomeno accade nella natura: la Madonna appare in un paesaggio aperto fino all'ultimo orizzonte e siede su un risalto del terreno, presso un albero di cui si vedono in basso i rami troncati e in alto le nuove fronde. Nel fondo, grandiose architetture in rovina: con l'apparizione-fenomeno cadono i rami secchi e rifiorisce il tronco della vita, crolla lo scenario remoto della storia e rinasce la natura. 
Tanto le figure vicine quanto le lontane sono agitate dal furor; ma nelle lontane (quelle della storia ormai « antica ») il furor è lotta di guerrieri a cavallo, nelle vicine (toccate dal fenomenizzarsi del divino) è incontenibile impeto di affetti e di moti.
È dunque il fenomeno che lega in una continuità ciclica, in un'orbita di moto perenne, il mondo naturale e il mondo umano, le perturbazioni cosmiche e i turbamenti dell'animo, i sentimenti.

La Madonna non troneggia: è un'esile figura risolta con poche linee curve e leggermente inclinata. 
È come un fuso che ruoti su se stesso e formi, intorno, un vortice di vuoto e un risucchio. 
La massa delle figure si precipita, ma è fermata dalla barriera invisibile di quello spazio vuoto: 
il movimento è dunque incompiuto, perché nulla nella realtà è compiuto, tutto è conflitto di forze contrarie, travaglio di un divenire continuo. 
Non vi sono gesti di figure bene individuate, ma solo atti che rientrano nell'orbita vorticosa (ben diversa dal ritmo botticelliano) del movimento della massa, dello spazio, del cosmo. 
È come se tutti gli astanti, pervasi da un furor che in ciascuno ha accenti e moti diversi, formassero una sola figura, con molte mani protese, molti volti ansiosi o stupiti o pensierosi; e il moto orbitale 
della massa, suscitato dalla luce proveniente dagli spazi lontani, ritornasse allo spazio, in una circolazione vorticosa, senza fine. 
Infatti non esiste il fenomeno, ma la serie incalzante dei fenomeni, delle infinite cause e degli infiniti 
effetti. Il mondo di Leeonardo non è più natura naturato, ma natura naturans.
Qual è dunque la posizione del pensiero di Leonardo alla data dell'Epifania quando nel 1482, sentendosi incompreso a Firenze, offre i suoi servigi di scienziato e di tecnico al duca di Milano? 
Si è accostato alla cerchia dei neoplatonici: e lo prova l'insistenza sul motivo del furor, ma se ne allontana bruscamente perché non accetta il vago estetismo, lo spiritualismo astratto di quella filosofia di cortei passa all'opposizione, e sia pure ancora sul terreno del neoplatonismo.

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