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Giovanni Bellini: Pala di San Giobbe
Pala di San Giobbe
di Giovanni Bellini

( verso il 1487); tavola
m 2,58 x 1, 71. Venezia, Accademia

L'incontro con Antonello da Messina (1475-76) ha per il Bellini ( 1430 - 1455) un'importanza fondamentale: lo aiuta  a superare il dilemma di sentimento e verità, di natura reale o metafisica.
La pala di San Giobbe (1487 c.) è ancora un'interpretazione o un ripensamento della  Pala di San Cassiano di Antonello
ma la « sacra conversazione» si svolge in un ambiente più chiuso, saturo della luce calda che scende, riflessa, dal catino dorato dell'abside.
Ciò che il pittore vuole esprimere l'animazione di una disputa dottrinale; ma la condizione spirituale, lo stato d'animo comune delle figure così diverse, il loro concorde reagire ad una condizione di spazio e di luce, il loro esistere insieme in un dato luogo e tempo.
Quasi nello stesso periodo è un quadro misterioso, la Sacra conversazione, ma espressa attraverso una serie di allusioni allegoriche.
Benché il soggetto conserva tutto il suo fascino.
Infatti, se è oscuro il soggetto, è chiaro il significato della visione: l'identità, anche sul piano metafisico, di umanità e natura; il risolversi della mitologia naturale, classica, in una mitologia spirituale o cristiana. Alcune figure sono riconoscibili (la Madonna,  Sebastiano, San Giobbe, San Pietro, San Paolo),
altre no: ma tutte coesistono in quel luogo magico, in quella luce che dà ai colori uno splendore inconsueto ed in cui la natura e quelle della civiltà hanno lo stesso identico significato.

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