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Giovanni
 La Vergine tra i Santi Niccolò, Pietro, Benedetto e Marco
di Giovanni Bellini

(1488), trittico; tavola centrale, cm 184 x 79; tavole laterali
cm 115 x 46, Venezia, Santa Maria Gloriosa dei Frari.

La  ricerca della relazione tra spazio e colore si approfondisce e sviluppa nel trittico dei Frari (1488), nella pala di San Zaccaria (1505) e in quella di San Giovanni Grisostomo (1513), per non citare che alcune tra le opere più importanti. In tutte Giovanni Bellini porta innanzi il suo proposito di conseguire una spazialità aperta, illimitata, costruita senza alcun illusionismo prospettico, con i rapporti di distanza risultanti dalle qualità luminose, irradianti o assorbenti, del colore.
Nella pala di San Pietro Martire a Murano (1510 c.), il pittore ormai ottantenne elimina coraggiosamente anche l'architettura e il trono: la conca absidale è sostituita da un semicerchio di santi, che guardano in alto, alla Vergine Assunta, prodigiosamente sospesa a mezz'aria.
Dietro, un vasto paesaggio di monti, con alberi spogli e castelli profilati sulla luce incostante di una giornata invernale; e nelle nubi trascorrenti, si formano e si disfanno, col capriccio del vento, teste di cherubini. Tutto è miracolo: l'accolta dei santi paludati in quel luogo e in quell'ora, il pavimento marmoreo nell'aperta campagna, la Madonna sospesa, gli angeli tra le nubi; eppure la luce batte sui volti e sulle vesti nel modo più « naturale », smorza o ravviva i colori dei colli e delle mura, e le piccole figure di pastori e di cavalieri, lontane, stanno a dimostrare che nulla vi è di più miracoloso che la natura stessa, nei suoi aspetti consueti.


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