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Beatrice
Grandi donne della storia

Beatrice - Della "gentilissima", cantata dal poeta Dante Alighieri, si sa poco.
Figlia di Folco Portinari, nasce a Firenze nel 1265, lo stesso anno di nascita del poeta fiorentino. I Portinari avevano una casa e molti beni.
Si sa che la casa era situata lungo il Corso, accanto all'antica porta a San Pier Maggiore, fra le torri dei Berti, dei Cerchi, dei Donati e dei Giuochi.
Dante riferisce di averla incontrata la prima volta in giovanissima età.
A diciotto anni Beatrice lo saluta per la prima volta: beatitudine totale di Dante. In séguito, per una leggerezza da parte del poeta, Beatrice gli toglie il saluto. Dal momento di quel primo incontro fino all'età di diciotto anni, di Beatrice si perdono le tracce.
Si sa che andò sposa a Simone di Gevi de' Bardi, un giovane di famiglia nobile al quale probabilmente era già stata destinata, secondo l'uso del tempo, fin dalla più tenera età. Dante riferisce che, trascorsi esattamente 9 anni, 9 mesi e 9 giorni dal primo incontro, rivide Beatrice. Era «vestita di colore bianchissimo» e si mostrò tanto generosa da concedergli il suo saluto.
Dante racconta che immediatamente un amore sovrumano  s'impossessa del precoce ragazzo: quando la vede, gli pare  « non figliuola d'uomo mortale,  ma di Deo».
Allora il rapporto amoroso, già così distaccato e immateriale, s'interiorizza del tutto e si sublima: prima, Beatrice era fonte di beatitudine; ora diventa oggetto di lode, quasi di culto, come una santa.
La morte precoce della giovane donna (8 giugno 1290) compie il processo della sua idealizzazione nel cuore di Dante: viva, gli pareva « cosa venuta di cielo in terra a miracolo mostrare»; morta, la vede nell'Empireo, onorata dagli angeli, una Beata.
A questa trasfigurazione di Beatrice indubbiamente dovette molto contribuire anche l'atmosfera spirituale e poetica che si era venuta creando, negli ultimi decenni del '200, intorno alla figura femminile, specialmente per opera del Guinizelli, il quale per primo aveva enunciato  la teoria della donna-angelo e aveva cantato la donna amata come strumento di salvazione dell'anima col suo semplice saluto.
Ma Dante non si arrestò all'angelicazione della sua donna: l'ultimo stadio  dell'evoluzione di Beatrice si attua nella Commedia, dove la donna mortale diventa addirittura simbolo della Teologia.
Nella chiusa della VIta nova Dante aveva dichiarato di non voler più dire di Beatrice finché non potesse
« più degnamente trattare di lei», Altri avevano glorificato la loro donna angelicata: egli volle « dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna ). Facendo di Beatrice il simbolo della Teologia, egli portò al limite estremo del suo possibile sviluppo  la concezione  della donna-angelo, in cui si riflette un raggio  della luce divina 

Quel giorno
Avevo deciso di passare tutto il pomeriggio a ricamare seta e, se mi fosse rimasto un po' di tempo, avrei tagliato dei panni di liino, Ma era destino che quel giorno non avrei fatto nulla,
Infatti arrivò trafelata una mia amica a raccontarmi che il poeta Dante mi aveva dedicato un'opera e mi descriveva in modo assai lusinghiero, Dante l'avevo visto più volte uscendo dalla chiesa.
Era sempre appoggiato alla spalliera del ponte.
Era mio coetaneo; non l'avevo però mai guardato attentamente, perché le ragazze dabbene non dovevano mostrarsi molto interessate a certe cose.
Dovevano tenere costantemente gli "occhi chinati", Confesso che la notizia del. poeta letteriamente interessato alla mia persona mi lusingò, e non poco.

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