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Libro primo
Favola di Fedro
La volpe e l'aquila

Debbon guardarsi dagli umili, per quanto in auge, i potenti,
ché all'uomo destro e sagace agevole è la vendetta.

L'aquila un giorno, rapiti dei volpacchiotti, li porta
ai piccolini, nel nido, che se ne cibino. Dietro
le tiene in fretta la madre, e che non voglia, la prega,
recare a lei, poveretta, un così grande dolore.
L'altra, lassù, se ne infischia, ché si ritiene al sicuro.
Ma via la volpe ad un'ara strappa una fiaccola accesa,
e minacciando, col danno dei cuccioli suoi, un dolore
alla nemica, dà fuoco a tutta quanta la pianta.
Supplice l'aquila, senza torcere loro un capello,
rende, a salvare i suoi piccoli, i volpacchiotti alla volpe.

Vulpis et aquila
Quamvis sublimes debent humiles metuere,
vindicta docili quia patet sollertiae.

Vulpinos catulos aquila quondam sustulit,
nidoque posuit pullis escam ut carperent.
Hanc persecuta mater orare incipit,
ne tantum miserae luctum importaret sibi.
Contempsit illa, tuta quippe ipso loco.
Vulpes ab ara rapuit ardentem facem,
totamque flammis arborem circumdedit,
hosti dolorem damno miscens sanguinis.
Aquila, ut periclo mortis eriperet suos,
incolumes natos supplex vulpi tradidit.

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