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Libro primo
Le più belle Favole di Fedro

La cornacchia boriosa e il pavone

Esopo, per dimostrare come sia fuori di luogo
il farsi vanto dei meriti d'altri, e sia meglio passare
nel proprio stato la vita, ci tramandò questa favola.
Una cornacchia si gonfia di vana boria la testa,
e raccattate le piume che eran cadute al pavone 
se ne fa bella. Da allora sdegna le proprie compagne, 
e dei pavoni si intrufola entro il bellissimo gruppo.
Ma quelli strappan le piume allo sfacciato volatile,
e a beccate lo cacciano via. La cornacchia malconcia,
piangendo, prende la strada per ritornare tra i suoi,
ma vien respinta e riceve un triste marchio d'infamia.
E una, allora, fra quelle che prima aveva sprezzato:
«Se di buon grado ti fossi accontentata del nostro
soggiorno e avessi accettato la sorte che la natura
ci ha dato, non avresti patito quel loro affronto
né sentiresti il bruciore di questa nostra ripulsa».


Graculus superbus et pavo
Ne gloriari libeat alienis bonis,
suoque potius habitu vitam degere,
Aesopus nobis hoc exemplum prodidit.
Tumens inani graculus superbia
pinnas, pavoni quae deciderant, sustulit,
seque exornavit. Deinde, contemnens suos
se immiscuit pavonum formoso gregi.
Illi impudenti pinnas eripiunt avi,
fugantque rostris. Male mulcatus graculus
redire maerens coepit ad proprium genus,
a quo repulsus tristem sustinuit notam.
Tum quidam ex illis quos prius despexerat:
«Contentus nostris si fuisses sedibus
et quod natura dederat voluisses pati,
nec illam expertus esses contumeliam
nec hanc repulsam tua sentiret calamitas».


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